Parrocchia Santa Maria del Carmelo

Trieste - Gretta

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Domenica  26 settembre 2021

La lettura evangelica di questa domenica - la collocazione in casa, in un colloquio privato - è un espediente letterario dell'evangelista per indicare che queste parole di Gesù sono particolarmente indirizzate alla sua comunità: potremmo parlare di un «abbozzo di regola comunitaria». «Maestro, abbiamo un tale, che non era dei nostri, che scacciava i demoni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito». Dietro questa rimostranza di Giovanni traspare quell'egoismo di gruppo (non infrequente, purtroppo), che spesso si maschera di fede ma che in realtà è una delle sue più profonde smentite. Ci sono i discepoli che mal sopportano che lo Spirito soffi dove vuole: ne sono gelosi e si sentono traditi nella loro funzione di testimoni e rappresentanti del Cristo. Vorrebbero che la potenza di Dio passasse solo attraverso le loro mani. Ragionano suppergiù in questi termini: non dovrebbe la potenza di Cristo essere solo nelle nostre mani, così che appaia con chiarezza che noi, noi soli ne siamo i portatori? Gli autentici amici di Dio godono della liberalità dello Spirito e riconoscono le sue manifestazioni, dovunque avvengano: riconoscono il bene dovunque venga fatto, e ne godono. La sentenza con la quale Gesù conclude questo insegnamento è sorprendente e profondamente ottimista «Chi non è contro di noi, è con noi». È il contrario esatto di un'altra sentenza molto più nota (Mt 12,30): «Chi non è con me, è contro di me». Ma non c'è contraddizione fra le due affermazioni, perché si applicano a differenti situazioni. La sentenza di Matteo si rivolge ai discepoli indecisi e amanti dei compromessi, e li richiama al dovere di scelte chiare e nette. Di fronte a Cristo, o alla verità, o al bene dell'uomo, non si può restare neutrali: o di qua o di là. La sentenza di Marco si rivolge invece a discepoli tentati di integrismo. Un'altra parola di Gesù riguarda lo scandalo verso i piccoli e lo scandalo verso se stessi. Probabilmente Gesù pensava ai maestri della legge del suo tempo che con il peso della loro autorità e con il fascino del loro prestigio dissuadevano i semplici, la gente del popolo, dal seguirlo: erano di inciampo alla fede. Ma si può essere di ostacolo alla fede dei semplici in molti altri modi: con discussioni che turbano, con riforme intempestive, con una pastorale che li trascura. E poi c'è il fatto che l'uomo è spesso scandalo a se stesso, pieno com'è di esitazioni, di compromessi, di facili scuse e di interessi che imprigionano. Di fronte a questo scandalo il discepolo è invitato a un taglio.


giugno 2021_Vita in Parrocchia:
Mentre la nostra Regione è entrata in zona bianca e si comincia a riprendere un po’ la vita (c’è tanta voglia di “normalità”!), la parrocchia sta entrando nel periodo estivo caratterizzato generalmente dalla sospensione di tante attività, soprattutto legate alla catechesi e alla formazione cristiana. Infatti l’unica attività che ora sta impegnando la parrocchia è il Grest per i nostri bambini e ragazzi: un centinaio di ragazzi con circa trenta animatori. Per tre settimane gli ambienti parrocchiali saranno animati da giochi, canti, balli e tanta allegria. Subito dopo la nostra comunità si preparerà alla festa della Madonna del Carmelo (16 luglio), e anche se non ci sarà la sagra (ancora proibita per le restrizioni anti-covid) vivremo però il momento più significativo con la processione per le vie della Parrocchia. Ci prepareremo alla festa con un triduo di preghiera e riflessione.


Si sono concluse alcune attività: il catechismo dell’iniziazione cristiana, il dopo cresima, il corso di preparazione al matrimonio e, domenica scorsa, abbiamo festeggiato gli anniversari di matrimonio. Il mese di maggio, nel quale il Papa aveva chiesto di pregare per la fine della pandemia, non ha visto molta partecipazione alla recita dl Rosario. L’ultimo giorno abbiamo rinnovato la nostra consacrazione al Cuore Immacolato di Maria.
                                                                                         




16 maggio 2021_Vita in Parrocchia:

Nonostante le restrizioni imposte per contenere il contagio del virus, in quest’ultimo scorcio di anno pastorale varie sono state le iniziative che si sono svolte. La più importante è stata la prima comunione di dodici bambini di cui vi abbiamo già relazionato. Se qui ne riparliamo è per far capire che non è la sola celebrazione in sé che è importante, ma tutta la preparazione e, ora, l’approfondimento che le catechiste hanno svolto e continuano a svolgere perché questi bambini siano sempre più consapevoli del dono ricevuto e dei frutti che ne derivano coltivando una vera amicizia con Gesù. E non è facile oggi educare a questa fede, perché i nostri ragazzi sono sempre più immersi in mondo che li porta altrove ed è sempre di più lontano dal messaggio evangelico.Domenica 9 maggio 2021-PRIME COMUNIONI: più di una cronaca.  

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Un secondo avvenimento che ha comportato un notevole lavoro sia di preparazione che di svolgimento, è stata la mostra del 50° della nostra chiesa. Una carrellata di foto e oggetti che testimoniano la vivacità e la ricchezza di iniziative che hanno costellato la vita della nostra parrocchia in questi 50 anni. Molti ricordi ed emozioni dei “tempi che furono” tanto diversi dal nostro, dove davvero si è molto seminato e dove i frutti non sono mancati. Un biglietto trovato nella cesta dei desideri che i visitatori hanno lasciato, abbiamo trovato questo che riassume un po’ tutto il senso della mostra: “Grazie per aver condiviso questi bei ricordi. Ora tocca a noi crearne di altrettanto belli vivendo in questa parrocchia con amicizia, carità e grazie a di Dio”. Un grazie sincero a chi ha ideato, allestito, curato la mostra. Alla prossima! 
Leggi tutto sulla mostra 
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Ora si sta programmando un altro momento importante per la nostra comunità parrocchiale: il centro estivo, chiamato Grest. I ragazzi che si sono iscritti sono un centinaio (di più non si possono ricevere per gli spazi insufficienti, secondo le normative anti covid). E’ un lavoro molto impegnativo che coinvolgerà una trentina di animatori e una decina di adulti. Il Grest non è un parcheggio per far passare le giornate, ma è una proposta educativa: come vivere in modo costruttivo il tempo libero estivo. Infatti il cristiano vive in modo diverso il tempo di vacanza, il gioco, la passeggiata, l’amicizia, il laboratorio, il servizio,ecc. Il Grest è tutto questo e anche altro, cioè tanta allegria e spensieratezza.
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Il mese di maggio, dedicato alla Madonna, e alla preghiera come ci ha invitati Papa Francesco per chiedere la fine della pandemia, ha visto un buon gruppo di parrocchiani recarsi giovedì scorso al santuario di Monte Grisa. Insieme a tanti altri pellegrini accompagnati dal nostro Vescovo abbiamo pregato la Vergine Maria nel giorno che ricordava la prima apparizione di Fatima. A causa del maltempo non si è tenuta la processione con le candele ma, come si fa a Fatima, si è salutata la Madonna agitando fazzoletti bianchi e cantando il canto: Addio Fatima!


17 marzo 2021_Vita in Parrocchia: 
Una seconda Pasqua in tempo di covid e di “zona rossa” è quella che abbiamo celebrato quest’anno. A differenza dell’anno scorso, abbiamo potuto celebrare tutto il Triduo santo con una buona partecipazione di fedeli. Il giorno di Pasqua, poi, la presenza di fedeli si è aggirata sulle 500 persone, quando in genere nelle domeniche la partecipazione è sulle 300 persone circa. Se riportiamo i numeri è perché sono indicativi di una situazione, ma non dicono la verità di una coscienza cristiana e di una consapevole motivazione di fede. Certamente l’impossibilità di allontanarsi da casa nel periodo pasquale ha avuto la sua influenza. Comunque ringraziamo il Signore perchè molti hanno potuto vivere le varie celebrazioni e trarne beneficio per la loro vita. Ringraziamo anche tutti coloro che hanno contribuito a rendere vive e partecipate le celebrazioni e non dei freddi riti ripetitivi e … noiosi.

7 febbraio 2021_Vita in Parrocchia: 
Passato il tempo di Natale che ha visto una buona partecipazione alle varie celebrazioni liturgiche, la vita in parrocchia è entrata nel periodo che precede la Quaresima e ad uno sguardo un po’ frettoloso sembra che non ci siano avvenimenti o iniziative significative da segnalare. Ma non è così. E’ vero che siamo ancora in piena pandemia che ci costringe ad evitare assembramenti e a limitarci alle cose essenziali. In realtà come parrocchia stiamo portando avanti il nostro programma in modo attento e prudente. Infatti il catechismo dei bambini e ragazzi si sta svolgendo forse meglio dell’anno scorso: sono più presenti e interessati, anche se non possiamo svolgere attività che ci sembrano utili e interessanti al di fuori dell’incontro del catechismo; i ragazzi del dopo cresima, seppur in maniera un po’ diversa rispetto agli anni scorsi, ci sono e partecipano a tutti gli incontri che si svolgono qui in parrocchia; abbiamo iniziato le catechesi per adulti e, anche se il numero dei partecipanti è ridotto, procedono regolarmente; la S. Vincenzo continua nella sua benemerita opera di aiuto ai poveri soprattutto nella distribuzione dei generi alimentari e nella sistemazione del vestiario in attesa di tempi migliori (molto vestiario è stato inviato ad associazioni che lavorano per i migranti); le comunità del Cammino e il gruppo famiglie si ritrovano regolarmente, rispettando le norme anti covid. Perché diciamo questo? Perché non dobbiamo farci prendere dalla paura ma con prudenza si può fare tutto quello che è utile e importante per la nostra vita di fede. Il Papa ci ha ricordato che dobbiamo passare dall’ “io” al “noi”, consapevoli di “trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme”. Diceva sempre Papa Francesco: c’è un virus che è più pericoloso del covid, che è l’egoismo, l’indifferenza, il pensare solo a se stessi, vedere le sofferenze degli altri ma tirare dritto. Siamo chiamati ad essere i samaritani di questi giorni, superando la tentazione di ripiegarsi e piangere su di sé, o di chiudere gli occhi dinanzi al dolore, alle sofferenze, alle povertà di tanti uomini e donne. Questo è davvero un tempo di grazia. Se vogliamo, questa è “ l’ora della verità” anche per la nostra stessa fede.  
       

Approfondimento: Perché nel nuovo Messale si parla “ della rugiada del tuo Spirito Santo”? 
Le ragioni per cui nel nuovo messale tra le innovazioni si trova anche questa: «santifica questi doni con la rugiada (e non più l’effusione) del tuo Spirito».
  L’espressione si trova nella seconda preghiera eucaristica, esattamente il punto dell’epiclesi in cui s’invoca lo Spirito Santo sul pane e sul vino per la consacrazione. I criteri che hanno guidato la traduzione in italiano della terza edizione tipica latina – promulgata nel 2002 ed emendata nel 2008 – sono stati molteplici, ma tra i più importanti possiamo ricordare sicuramente questi tre: 

1) ottenere una maggiore fedeltà al testo originale latino;
2) concordare le citazioni e i riferimenti biblici contenuti nei testi del Messale alla nuova traduzione della Bibbia approvata dalla Conferenza Episcopale Italiana nel 2007; 
3) garantire la celebrabilità, e quindi necessariamente anche la cantabilità, dei testi di preghiera proposti nella lingua italiana. 
Ma veniamo al motivo della traduzione italiana «santifica questi doni con la rugiada del tuo Spirito». Il Messale latino, nello stesso punto, riporta queste parole: «Spiritus tui rore sanctifica». Il termine «rore» è il caso ablativo di «ros, roris», sostantivo maschile della terza declinazione che indica proprio la realtà della rugiada. La scelta di riproporre questo termine nella traduzione italiana da una parte risponde all’esigenza di fedeltà rispetto al testo originale latino, dall’altra trova eco nella corrispondenza biblica e patristica della rugiada che, silenziosa, scende sulla terra, la irrora e produce una rigenerazione profonda evocando così la presenza e la benedizione di Dio che si posa sull’umanità, la trasforma e la rinnova. Quindi aver sostituito il termine «effusione» con «rugiada» permette un miglioramento sia da un punto di vista letterale, sia da un punto di vista simbolico-evocativo richiamando un’immagine cara alla Sacra Scrittura e ai Padri della Chiesa (cfr Osea 14,6 e Zaccaria 8,12, e i commenti patristici a questi testi, solo per citare i due riferimenti più importanti). Ci auguriamo che questa scelta, come le altre adottate nella nuova traduzione, siano un’occasione preziosa per tutta la Chiesa italiana per riscoprire l’importanza e la bellezza del celebrare insieme il mistero pasquale del Signore, nato, morto e risorto per la nostra salvezza. 

La parrocchia durante l'emergenza del coronavirus

Si potrebbero scrivere molte cose sul periodo che abbiamo vissuto, chiusi nelle nostre case. In questo tempo molto si è scritto, detto, commentato, polemizzato, ecc.: forse sarebbe bene ora mettersi tutti in silenzio, rientrare in noi stessi e cominciare a decifrare i vari messaggi che ci sono arrivati da tutte le parti. 

L’aspetto sanitario è certamente quello che ha preso il sopravvento su tutto, seguito da quello economico che davvero ora sta diventando un problema gravissimo e da quello sociale, il quale comincia a dare segnali preoccupanti di malessere e ribellione. 

Qui noi vogliamo soltanto dire come la nostra comunità parrocchiale ha vissuto questo tempo. Praticamente le ultime celebrazioni sono state le Messe di domenica 23 febbraio perché dal giorno dopo sono scattate le misure che proibivano la partecipazione pubblica alle Messe e tutte le varie iniziative pastorali (catechismo, dopo cresima, fidanzati, e i vari gruppi di formazione, ecc.). 

Così è iniziata la Quaresima senza nessuna celebrazione. Unica parentesi (perché sembrava che il contagio rientrasse) è stata la domenica 8 marzo, nella quale si è potuto celebrare, ma dal giorno dopo di nuovo è scattato il divieto che è durato fino al 18 maggio. Sia per la Quaresima che per il tempo pasquale non c’è stata dunque la partecipazione dei fedeli. 

Il Triduo pasquale è stato però trasmesso in streming per cui molti parrocchiani hanno potuto seguire quanto si svolgeva in parrocchia. Bisogna dire che non è mancata la possibilità di seguire le varie celebrazioni perché tutte le televisioni le hanno trasmesse, si può dire in quasi tutte le ore del giorno, da varie parti d’Italia. La più seguita è stata la Messa celebrata dal Papa tutte le mattine. Per quanto riguarda la formazione e la catechesi, i vari gruppi si sono industriati sfruttando i collegamenti in videoconferenza. Anche per i bambini del catechismo i loro catechisti si sono ingegnati inviando settimanalmente messaggi o tenendo incontri in zoom o watsapp. Un’iniziativa simpatica che ha riscontrato tanto successo, è stata quella di trasmettere tutte le sere alle ore 18.00 dagli altoparlanti della parrocchia l’Ave Maria cantata da Boccelli, l’inno d’Italia e una breve riflessione del parroco. Bisogna dire che molte persone aspettavano questo momento perché faceva sentire la parrocchia vicina e soprattutto aiutava a vivere positivamente l’isolamento e la solitudine. Il sito della parrocchia continuamente aggiornato, ha riportato tutte le disposizioni del nostro Vescovo, i vari decreti ministeriali e altre notizie utili. Ogni settimana si poteva leggere un commento al vangelo sia per gli adulti come per i più piccoli. 

 Nel frattempo la chiesa è sempre rimasta aperta per la preghiera personale, per le confessioni e per chi desiderava ricevere la santa comunione. Molti, per fake news, pensavano che le chiese fossero chiuse e grande era la loro meraviglia quando si diceva loro il contrario. Naturalmente tutte le altre iniziative sono saltate: prime comunioni, prime confessioni, settimana della famiglia, mese di maggio, settimana eucaristica, ecc. Non è venuta meno in tutto questo tempo, anzi è aumentata, l’attenzione e l’aiuto ai poveri e a coloro che la nuova situazione sta creando, perdita del lavoro, cassa integrazione, ecc. Sono sempre di più coloro che bussano alle nostre porte, e dobbiamo dire che i parrocchiani si stanno dimostrando generosi sia con generi alimentari che con denaro. A questo scopo nel centro della chiesa è stato collocato un contenitore denominato “Fondo di solidarietà” dove depositare le nostre offerte. 

 Ora si tenta di ripartire, con prudenza e molta attenzione perché il virus c’è sempre e la prospettiva che si torni di nuovo al confinamento in casa non è poi così remota. Basta che tutti osserviamo le regole che ci hanno dato, con scrupolo e umiltà, perché è facile che, volendo fare i furbi, si annullino i sacrifici finora fatti. 

Noi come comunità parrocchiale vogliamo riprendere la vita cristiana ed ecclesiale in tutti i suoi aspetti, perché oggi più che mai c’è bisogno di cristiani. 


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19 marzo festa di San Giuseppe | In preghiera per il Paese 



In questo momento di emergenza sanitaria, la Chiesa italiana promuove un momento di preghiera per tutto il Paese, invitando ogni famiglia, ogni fedele, ogni comunità religiosa a recitare in casa il Rosario (Misteri della luce), simbolicamente uniti alla stessa ora: alle 21 di giovedì 19 marzo, festa di San Giuseppe, Custode della Santa Famiglia. 
Alle finestre delle case si propone di esporre un piccolo drappo bianco o una candela accesa. 


Vita in parrocchia

Trascorso il periodo natalizio, ricco di appuntamenti e iniziative che hanno coinvolto numerosi parrocchiani, è ripreso il cosiddetto tempo ordinario caratterizzato da scadenze settimanali fatte di incontri, celebrazioni, catechesi. Se la ripresa è sempre un po' lenta, dovuta anche al tempo invernale, alla diffusione dell'influenza, bisogna però dire che tutto si sta svolgendo con regolarità e buona partecipazione. Anche i ragazzi del catechismo sono presenti (un po' meno alla Messa domenicale) e i giovani delle superiori hanno appena concluso i dieci incontri sull'affettività. Ora in questo tempo si stanno svolgendo le catechesi per giovani e adulti per offrire a tutti la possibilità di incontrarsi con il Signore Gesù e fare esperienza del suo amore. 

Nel mese di gennaio si è svolto il Consiglio pastorale parrocchiale nel quale è stato presentato il progetto pastorale per i prossimi anni. Ora si dovrà approfondirlo in modo che i vari gruppi possano assimilarlo e metterlo alla base della loro vita. Inoltre come tutta la Diocesi anche noi stiamo studiando la bozza del Direttorio della catechesi che il Vescovo ha presentato a tutta la comunità diocesana perché diventi il punto di riferimento sia per l'iniziazione cristiana dei ragazzi sia per gli adulti che non hanno ricevuto il battesimo e chiedono di farsi cristiani. E' un testo molto preciso che porterà  cambiamenti nella prassi pastorale delle nostre parrocchie. Altro tema in discussione in questi giorni sono le norme  che il Servizio per la tutela dei minori, appena costituito, ha presentato a tutta la Diocesi sia nel prevenire abusi che nel formare gli operatori pastorali. Argomento delicato ma importante.

Tra poco inizierà la Quaresima e vari appuntamenti ci aspettano, ma di questo ne parleremo prossimamente.


26 gennaio: prima Domenica della Parola di Dio


Una giornata di festa e di celebrazioni per rimettere al centro della vita, accanto all’Eucaristia, la Parola di Dio. Papa Francesco ha istituito la domenica della Parola di Dio per sottolineare la centralità della Scrittura nella vita della Chiesa. Con la Lettera Apostolica pubblicata in forma di Motu proprio “Aperuit Illis”, Papa Francesco ha istituito la Domenica della Parola. Questa è fissata alla III domenica del Tempo Ordinario, che quest’anno cade il 26 gennaio.  
Lo scopo è di «entrare in confidenza costante con la Sacra Scrittura, altrimenti il cuore resta freddo e gli occhi chiusi, colpiti come siamo da innumerevoli forme di cecità».Francesco precisa che la Bibbia non è un libro per pochi privilegiati bensì «il libro del popolo di Dio che nel suo ascolto passa dalla dispersione e dalla divisione all’unità. La Parola di Dio unisce i credenti e li rende un solo popolo».  
Perché papa Francesco ha voluto dedicare una domenica specificamente alla Parola di Dio?  
La Lettera Apostolica “Aperuit illis” è molto chiara in merito: «Dedicare in modo particolare una domenica dell’Anno liturgico alla Parola di Dio consente, anzitutto, di far rivivere alla Chiesa il gesto del Risorto che apre anche per noi il tesoro della sua Parola perché possiamo essere nel mondo annunciatori di questa inesauribile ricchezza» (n. 2). La sottolineatura ci riporta, quindi, alle sorgenti della vita cristiana, a quell’unica mensa (della Parola e dell’Eucaristia) che dà vigore al cammino dei credenti. «Il giorno dedicato alla Bibbia», continua papa Francesco, «vuole essere non “una volta all’anno”, ma una volta per tutto l’anno, perché abbiamo urgente necessità di diventare familiari e intimi della Sacra Scrittura e del Risorto, che non cessa di spezzare la Parola e il Pane nella comunità dei credenti» (n. 8).  

Perché è così importante questa giornata?  
Perché intende porre in modo solenne la Parola al cuore della vita della comunità cristiana. La Parola delle Sacre Scritture è viva ed efficace. Se letta con atteggiamento di fede, ci fa giungere a un incontro contemplativo con il Dio vivente e porta frutto nella vita. In particolare il Vangelo è la parola del Padre sulle labbra del Figlio e chi l’ascolta e l’accoglie, giunge a fare un’esperienza luminosissima di Dio. Sin da quando è diventato “vescovo di Roma”, come ama dire, papa Francesco ha ripetuto questo invito: Leggere tutti i giorni «un brano del Vangelo per conoscere meglio Gesù, per spalancare il nostro cuore a Gesù. Così possiamo farlo conoscere agli altri». La frequentazione quotidiana delle pagine del Vangelo, «da tenere sempre in tasca o nella borsa», «ci aiuta a vincere il nostro egoismo» e «a seguire il Maestro». Ma come leggerlo? «Tenendo fisso lo sguardo» sul Signore, per «immaginarmi nella scena e parlare con lui».  

La Parola del nostro Pastore

L’Arcivescovo Giampaolo Crepaldi, nostro vescovo, nell’omelia durante la Santa Messa nella Solennità dell’Epifania, ha denunciato le profanazioni che anche quest’anno, e in crescendo rispetto al passato, hanno lamentevolmente caratterizzato il Santo Natale. Si è trattato di profanazioni materiali come le diffuse devastazioni dei Presepi, comunicative come i film che presentano un Gesù gay e pedofilo, perfino politiche come il paragonarlo alle “sardine”. Sono notizie molto tristi che tutti abbiamo letto ad opera per esempio di Saviano o della Maraini e che dimostrano il degrado assoluto del principio della libertà di espressione. Si è trattato anche di nuove interpretazioni teologiche scriteriate e progressiste che hanno negato la divinità di Gesù Cristo, nostro Salvatore. Il vescovo Crepaldi ha coraggiosamente e doverosamente condannato questi attacchi alla fede cattolica, invitando con calore i fedeli a respingerle e a contrastarle con impegno e fede apologetica. Nella tempesta bisogna rimanere fedeli alla Tradizione della Chiesa e alle verità che essa indefettibilmente ci tramanda dagli apostoli a noi.

Riportiamo la parte centrale dell’omelia

"Carissimi fratelli e sorelle, questa esemplare professione di fede dei Magi in Gesù Signore, Re e Salvatore universale, durante le feste natalizie è stata oggetto di un attacco senza precedenti che è andato dispiegandosi in varie forme: dalla volgare e blasfema identificazione della sua persona con l’essere gay, pedofilo e “sardina”, fino a più sofisticate interpretazioni dei testi scritturistici che lo hanno privato della natura divina. Queste ultime, sono state proposte, in genere, da intellettuali liberal che, convinti di essere i depositari di non si sa quale arcana verità, pretendono di esercitare autorevolmente la missione di liquidare la regula fidei su Cristo alla quale ci riferiamo noi cristiani con la recita del Credo, naturalmente in nome del progresso umano di cui solo loro possiedono le chiavi di accesso. Sempre loro e sempre quelli, ogni anno a spararla più grossa, spacciando patacche cristologiche in nome del progresso. Noi cristiani, invece, continueremo ad essere fedeli a quella regula fidei su Cristo che una luminosa e santa tradizione ecclesiale custodisce e tramanda, imitando i Magi che adorarono il Dio vivente in quel Bambino, povero, umile, che giaceva in una mangiatoia e meritava tutta la loro adorazione, la loro fede e la loro preghiera, convinti che la vera signoria – quella che libera, promuove e salva – stava proprio lì e solo lì, in quell’umile Bambino, il Verbo fatto carne."


Novembre 2019 - Vita in parrocchia

1) Il mese di novembre per tutte le comunità parrocchiali è caratterizzato da due attenzioni particolari: la preghiera e il ricordo dei nostri cari defunti e la conclusione dell’anno liturgico con l’inizio dell’Avvento. E’ vero che il mese si è aperto con la bella celebrazione della festa di tutti i Santi (purtroppo un po’ offuscata soprattutto per i più piccoli, dalla “festa!” di Halloween), ma è soprattutto il ricordo dei nostri defunti che prende il sopravvento su tutto. E’ vero che nella nostra società sempre più il tema della morte viene esorcizzato tenendolo fuori dai nostri discorsi, ma non possiamo sopprimerlo perché emerge continuamente. Allora vale la pena riflettere e come cristiani ravvivare la nostra fede che Cristo ha vinto la morte e ci ha fatto dono della vita eterna. E’ per questo che lunedì 18 novembre alle ore 15.30 ci recheremo nel cimitero di S. Anna per celebrare la S. Messa per tutti i defunti della nostra parrocchia e pregheremo perché non si spenga in noi la “beata certezza che la vita ( con la morte) non è tolta ma trasformata”.

2) La nostra S. Vincenzo comunica che nel mese di settembre ha aiutato persone o famiglie in difficoltà con la somma di euro 700, mentre nel mese di ottobre la somma è stata di 1200 euro. Naturalmente continua la distribuzione di vestiti e di generi alimentari. Se tutto questo può accadere è perché ci sono persone generose che aiutano la S. Vincenzo. Pertanto rinnoviamo l’invito ad essere generosi, portando soprattutto generi alimentari o denaro (di vestiti ne abbiamo anche troppi), memori di quanto dice l’Apostolo Paolo: “C’è più gioia nel dare che nel ricevere”.


Consiglio Pastorale maggio 2019 

Si è svolto giovedì scorso, 16 maggio 2019 il Consiglio Pastorale parrocchiale. Nell’introduzione il Parroco ha ripreso alcuni passaggi della relazione che il nostro Vescovo aveva lasciato alla nostra parrocchia dopo la sua visita pastorale. In particolare: il gruppo dei catechisti, il dopo cresima, gli animatori, la S. Vincenzo. Su queste realtà si è fatta una analisi dello stato attuale, mettendo in luce alcune difficoltà che si presentano: la necessità di allargare il gruppo dei catechisti, soprattutto inserendo alcuni giovani, magari tra coloro che sono gli animatori dei ragazzi del Centro estivo; si è notato quest’anno, circa il dopo cresima, una frequenza dei ragazzi un po’ altalenante, dovuta in parte ai molti impegni che i nostri ragazzi hanno, ma anche ad un ambiente che sempre più li porta lontano dalla vita della parrocchia; in fine ci si è soffermati sulla situazione della S. Vincenzo che nel suo impegno caritativo si trova ad affrontare delle emergenze che stanno diventando sempre più gravi: la mancanza di personale e l’aumento smisurato di indumenti che vengono donati e che non si riesce a distribuire e smaltire, inoltre la fatica di organizzare mercatini dell’usato per reperire fondi per i poveri e la parrocchia. Il Consiglio si è soffermato più a lungo a parlare della prossima settimana della famiglia che da alcuni anni si tiene nella nostra parrocchia alla fine di maggio. Sono state programmate varie iniziative e appuntamenti anche liturgici per coinvolgere un po’ tutte le fasce di persone e così poter riflettere sulla realtà della famiglia secondo il disegno di Dio. Infine il parroco ha illustrato il lavoro che si farà prossimamente: la ristrutturazione dei servizi igienici situati nel salone grande della parrocchia. 

Ecco perché maggio è il mese di Maria


Maggio è tradizionalmente il mese dedicato alla Madonna. Dal Medio Evo a oggi, dalle statue incoronate di fiori al magistero dei Papi, l'origine e le forme di una devozione popolare molto sentita

Il mese di maggio è il periodo dell’anno che più di ogni altro abbiniamo alla Madonna. Un tempo in cui si moltiplicano i Rosari a casa e nei cortili, sono frequenti i pellegrinaggi ai santuari, si sente più forte il bisogno di preghiere speciali alla Vergine. Alla base della particolare attenzione alla Madonna di questi giorni, l’intreccio virtuoso tra la natura, che si colora e profuma di fiori, e la devozione popolare. 

L'indicazione del gesuita Dionisi

L’indicazione di maggio come mese di Maria lo dobbiamo a un padre gesuita: Annibale DionisiNel 1725 Dionisi pubblica a Parma con lo pseudonimo di Mariano Partenio "Il mese di Maria ossia il mese di maggio consacrato a Maria con l’esercizio di vari fiori di virtù proposti a’ veri devoti di lei". Tra le novità del testo l’invito a vivere, a praticare la devozione mariana nei luoghi quotidiani, nell’ordinario, non necessariamente in chiesa «per santificare quel luogo e regolare le nostre azioni come fatte sotto gli occhi purissimi della Santissima Vergine». In ogni caso lo schema da seguire, possiamo definirlo così, è semplice: preghiera (preferibilmente il Rosario) davanti all’immagine della Vergine, considerazione vale a dire meditazione sui misteri eterni, fioretto o ossequio, giaculatoria. 

Da Grignion de Montfort all'enciclica di Paolo VI

Il resto è storia recente. La devozione mariana passa per la proclamazione del Dogma dell’Immacolata concezione (1854) cresce grazie all’amore smisurato per la Vergine di santi come don Bosco, si alimenta del sapiente magistero dei Papi. Nell’enciclica Mense Maio datata 29 aprile 1965, Paolo VI indica maggio come «il mese in cui, nei templi e fra le pareti domestiche, più fervido e più affettuoso dal cuore dei cristiani sale a Maria l’omaggio della loro preghiera e della loro venerazione. Ed è anche il mese nel quale più larghi e abbondanti dal suo trono affluiscono a noi i doni della divina misericordia». Nessun fraintendimento però sul ruolo giocato dalla Vergine nell’economia della salvezza, «giacché Maria – scrive ancora papa Montini – è pur sempre strada che conduce a Cristo. Ogni incontro con lei non può non risolversi in un incontro con Cristo stesso». Un ruolo, una presenza, sottolineato da tutti i santi, specie da quelli maggiormente devoti alla Madonna, senza che questo diminusca l’amore per la Madre, la sua venerazione. Nel "Trattato della vera devozione a Maria" san Luigi Maria Grignion de Montfort scrive: «Dio Padre riunì tutte le acque e le chiamò mària (mare); riunì tutte le grazie e le chiamò Maria».

Nella nostra parrocchia ogni sera alle ore 17.30 recitiamo insieme il S. Rosario.


Vita in parrocchia 
12 maggio 2019
  • Il tempo di Quaresima e la celebrazione della Pasqua sono sempre indicatori della vita , o meno, di una comunità parrocchiale. Infatti le molteplici attività, iniziative e celebrazioni che caratterizzano questo tempo forte, possono aiutarci a verificare lo “stato di salute” di una parrocchia. La nostra, come del resto tante altre, non è da meno: ci sono cose belle e cose meno belle, ci sono aspetti positivi e altri che destano preoccupazione, ecc. Se guardiamo semplicemente alla partecipazione, dobbiamo dire che “non c’è nulla di nuovo sotto il sole di Gretta”: è sempre molto scarsa, sia agli incontri formativi che alle celebrazioni liturgiche, anche se per quest’ultime si nota un certo aumento, soprattutto durante il Triduo pasquale e la celebrazione domenicale della Messa. Quello che dà motivo di speranza è che si avverte in molte persone il bisogno di approfondire di più la propria fede e dare più serietà alla vita cristiana. Infatti passando anche per la benedizione delle famiglie, non sono pochi coloro che ci dicono: “Non sono molto praticante, ma sento che devo ritornare ad una vita più vera e sincera”. Ci sono quelli che fanno esplicitamente menzione dei propri genitori e dicono: “Mi sono allontanato dall’insegnamento dei miei genitori! Loro sì che ci credevano!” Oppure di fronte a tanti fatti che accadono, sia personali che sociali, ci sono quelli che si interrogano e non di rado arrivano alla domanda decisiva: “ Ma il Signore cosa vuole dirmi in quello che mi sta accadendo?” Certamente è solo l’inizio, ma fa ben sperare. Si tratta di dare continuità e solidità a queste che sono ancora delle prime intuizioni. Ecco allora l’importanza di approfittare di quelle proposte che la nostra parrocchia mette sempre in cantiere per aiutarci a “formare” un fede più matura e adulta.  
  • Le Prime Comunioni sono sempre una festa che, forse, suscita di più emozioni che convinzioni. Per i 15 bambini che quest’anno si sono accostati al banchetto eucaristico è quasi ovvio che in loro ci siano più emozioni che altro, anche se questo gruppo ha manifestato una buona preparazione e un vivo desiderio di iniziare e continuare una sincera amicizia con il Signore. Quello che non deve mancare è l’aiuto delle famiglie, in particolar modo dei genitori, perché i figli hanno bisogno di “vedere” più che di “sentire”, e quello che vogliono vedere è la testimonianza dei loro cari.  
  • Anche se il tempo è più autunnale che primaverile, si sta già pensando e programmando il periodo estivo che vedrà la nostra parrocchia impegnata sia per il Grest che per la festa patronale della Madonna del Carmine. Di tutto questo e anche di altro si parlerà nel prossimo Consiglio pastorale parrocchiale. Intanto lanciamo l’appello a tutti per dare del proprio tempo a queste e ad altre attività parrocchiali (per esempio la nostra S. Vincenzo, ecc.).

L'incontro dei giovani preti con il Vescovo

Lunedì 18 febbraio


Di che si tratta? I sacerdoti che hanno pochi anni di ordinazione si trovano ogni mese per una mattinata intera con il Vescovo per affrontare tematiche legate alla vita sacerdotale e all’attività pastorale. E’ un’occasione per creare e rafforzare, soprattutto con i più giovani, quella fraternità sacerdotale così importante e preziosa ai nostri giorni. E’ anche un’iniziativa per rompere la solitudine tanto pericolosa nella vita di un prete. Generalmente sono incontri sia di formazione ma anche di scambio di esperienze, confronto e aiuto reciproco. Il Vescovo, sempre presente, tiene molto a questi incontri che generalmente guida lui stesso. Nello scambio fraterno di difficoltà e nella condivisione di esperienze positive, nasce davvero una comunione che aiuta a superare le inevitabili prove della vita anche sacerdotale. Quest’anno, su proposta dei sacerdoti stessi, si è scelto di visitare alcune parrocchie della Diocesi che presentano realtà significative, questo per far conoscere meglio la Diocesi e le sue molteplici realtà. Infatti verso la fine della mattinata il parroco che ospita presenta brevemente la propria parrocchia e risponde alle domande che gli vengono poste.


11 febbraio 2019 Giornata mondiale del malato
 
Alcuni passaggi del messaggio del Papa per questa giornata«Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,8). Queste sono le parole pronunciate da Gesù quando inviò gli apostoli a diffondere il Vangelo, affinché il suo Regno si propagasse attraverso gesti di amore gratuito. In occasione della XXVII Giornata Mondiale del Malato, che si celebrerà in modo solenne a Calcutta, in India, l’11 febbraio 2019, la Chiesa, Madre di tutti i suoi figli, soprattutto infermi, ricorda che i gesti di dono gratuito, come quelli del Buon Samaritano, sono la via più credibile di evangelizzazione. La cura dei malati ha bisogno di professionalità e di tenerezza, di gesti gratuiti, immediati e semplici come la carezza, attraverso i quali si fa sentire all’altro che è “caro”. La vita è dono di Dio, e come ammonisce San Paolo: «Che cosa possiedi che tu non l’abbia ricevuto?» (1 Cor 4,7). Proprio perché è dono, l’esistenza non può essere considerata un mero possesso o una proprietà privata, soprattutto di fronte alle conquiste della medicina e della biotecnologia che potrebbero indurre l’uomo a cedere alla tentazione della manipolazione dell’“albero della vita” (cfr Gen 3,24). Di fronte alla cultura dello scarto e dell’indifferenza, mi preme affermare che il dono va posto come il paradigma in grado di sfidare l’individualismo e la frammentazione sociale contemporanea, per muovere nuovi legami e varie forme di cooperazione umana tra popoli e culture. Il dialogo, che si pone come presupposto del dono, apre spazi relazionali di crescita e sviluppo umano capaci di rompere i consolidati schemi di esercizio di potere della società. Il donare non si identifica con l’azione del regalare perché può dirsi tale solo se è dare sé stessi, non può ridursi a mero trasferimento di una proprietà o di qualche oggetto. Si differenzia dal regalare proprio perché contiene il dono di sé e suppone il desiderio di stabilire un legame. Il dono è, quindi, prima di tutto riconoscimento reciproco, che è il carattere indispensabile del legame sociale. Nel dono c’è il riflesso dell’amore di Dio, che culmina nell’incarnazione del Figlio Gesù e nella effusione dello Spirito Santo …… In questa circostanza della celebrazione solenne in India, voglio ricordare con gioia e ammirazione la figura di Santa Madre Teresa di Calcutta, un modello di carità che ha reso visibile l’amore di Dio per i poveri e i malati. Come affermavo in occasione della sua canonizzazione, «Madre Teresa, in tutta la sua esistenza, è stata generosa dispensatrice della misericordia divina, rendendosi a tutti disponibile attraverso l’accoglienza e la difesa della vita umana, quella non nata e quella abbandonata e scartata. […] Si è chinata sulle persone sfinite, lasciate morire ai margini delle strade, riconoscendo la dignità che Dio aveva loro dato; ha fatto sentire la sua voce ai potenti della terra, perché riconoscessero le loro colpe dinanzi ai crimini […] della povertà creata da loro stessi. La misericordia è stata per lei il “sale” che dava sapore a ogni sua opera, e la “luce” che rischiarava le tenebre di quanti non avevano più neppure lacrime per piangere la loro povertà e sofferenza. La sua missione nelle periferie delle città e nelle periferie esistenziali permane ai nostri giorni come testimonianza eloquente della vicinanza di Dio ai più poveri tra i poveri» (Omelia, 4 settembre 2016)….. La gratuità umana è il lievito dell’azione dei volontari che tanta importanza hanno nel settore socio-sanitario e che vivono in modo eloquente la spiritualità del Buon Samaritano. Ringrazio e incoraggio tutte le associazioni di volontariato che si occupano di trasporto e soccorso dei pazienti, quelle che provvedono alle donazioni di sangue, di tessuti e organi. Uno speciale ambito in cui la vostra presenza esprime l’attenzione della Chiesa è quello della tutela dei diritti dei malati, soprattutto di quanti sono affetti da patologie che richiedono cure speciali, senza dimenticare il campo della sensibilizzazione e della prevenzione. Sono di fondamentale importanza i vostri servizi di volontariato nelle strutture sanitarie e a domicilio, che vanno dall’assistenza sanitaria al sostegno spirituale. Ne beneficiano tante persone malate, sole, anziane, con fragilità psichiche e motorie. Vi esorto a continuare ad essere segno della presenza della Chiesa nel mondo secolarizzato. Il volontario è un amico disinteressato a cui si possono confidare pensieri ed emozioni; attraverso l’ascolto egli crea le condizioni per cui il malato, da passivo oggetto di cure, diventa soggetto attivo e protagonista di un rapporto di reciprocità, capace di recuperare la speranza, meglio disposto ad accettare le terapie. Il volontariato comunica valori, comportamenti e stili di vita che hanno al centro il fermento del donare. È anche così che si realizza l’umanizzazione delle cure …… Vi esorto tutti, a vari livelli, a promuovere la cultura della gratuità e del dono, indispensabile per superare la cultura del profitto e dello scarto. Le istituzioni sanitarie cattoliche non dovrebbero cadere nell’aziendalismo, ma salvaguardare la cura della persona più che il guadagno. Sappiamo che la salute è relazionale, dipende dall’interazione con gli altri e ha bisogno di fiducia, amicizia e solidarietà, è un bene che può essere goduto “in pieno” solo se condiviso. La gioia del dono gratuito è l’indicatore di salute del cristiano.

Convegno dei catechisti della nostra Diocesi

“Perché la nostra gioia sia piena” 

È il tema del  Convegno che la nostra Diocesi ha organizzato per tutti i catechisti svoltosi il 16 e 17 febbraio. Oggi più che mai è forte la consapevolezza della necessità di una adeguata formazione dei catechisti. I cambiamenti in atto sul piano socio-culturale, religioso, antropologico, richiedono la presenza di figure qualificate e mature sul piano della fede, dell’umanità e della competenza socio-pedagogica. L’obiettivo del Convegno di quest’anno, oltre che continuare a garantire una “Prima Formazione” a quanti svolgono questo servizio da molti anni, è quella di iniziare a formare figure di catechisti capaci di rispondere alle sfide del nostro tempo. Inoltre si rifletterà sul prossimo “Direttorio Diocesano per la catechesi” richiesto dal nostro Sinodo Diocesano: uno strumento indispensabile per sostenere quanti si impegnano ogni giorno nel prezioso compito della formazione cristiana dei nostri ragazzi.



Il Signore viene: intonate il Magnificat!

A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?

"Buonismo": è termine di recente introduzione nel nostro vocabolario e di larga diffusione nel linguaggio giornalistico; starebbe a indicare un atteggiamento bonario e tollerante, e, come tutte le parole che finiscono in "ismo", sottintende qualcosa di eccessivo e di inopportuno. Il neologismo esprime grosso modo quello che una volta si chiamava sentimentalismo. Ecco, il Natale non è la festa del buonismo. Non si può ridurre a una sagra delle sdolcinature, delle stelline e delle strenne, per spalmare un po' di tenerume su emozioni a buon mercato, su tradizioni prive d'anima e abitudini superficiali che poi si sa dove vanno a finire: in quella "grande abbuffata" che ci permette di dimenticare per qualche ora la pesante monotonia della vita, magari mettendoci l'anima in pace con qualche panino ai barboni. E poi tutto torna come prima. Celebrare il Natale non vuol dire preparare solo un bel presepe con i pastori commossi, con i magi in lunghe vesti, con il bue e l'asinello di colore azzurro. Vuol dire soprattutto "ascoltare il pianto del Bambino" e la sofferenza di tanti suoi fratelli ignorati, calpestati e persino derisi. Ma per questo ci occorre - come ci ricorda il vangelo di questa ultima domenica di Avvento - innanzitutto una buona dose di stupore.  

È lo stupore che risuona nelle parole di Elisabetta al saluto di Maria: "A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?". Questo stupore riecheggia - e con note ancora più acute - nel cantico di lode della Vergine, di cui il brano evangelico ci riporta solo le parole iniziali, quasi a consegnarci una sorta di antifona che dovrà fare da cantus firmus per tutto il tempo di Natale (e non solo!): "L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore". È lo stupore che afferra chi percepisce la novità stupefacente dei doni di Dio e del Dio dei doni. È il Signore infatti il grande donatore: colui che chiama a una maternità inattesa la donna anziana e sterile e che, dell'umile figlia di Sion, fa la Madre del Santo, il Figlio dell'Altissimo. Nello stupore delle due donne che si incontrano sulle colline di Giudea risuona l'incanto per il dono dei doni: la santa alleanza, il grande, perfetto abbraccio che unisce Dio e l'uomo, secondo la promessa fatta ai padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre. È lo stupore dei poveri che sono contenti di Dio, e non pretendono prove èclatanti per credere, ma sanno vedere i segni tenui eppure tenaci della sua presenza sempre così provvida e amorevole. Solo con il cuore di Maria, l'umile, povera serva del Signore, è possibile esultare e rallegrarsi per il grande dono di Dio e per la sua imprevedibile sorpresa. Perché a Natale Dio non è solo il benevolo, munifico donatore; Dio è anche il regalo incredibile e immeritato che ci viene fatto. A Natale Dio dona Dio; donando il suo Figlio, il suo "tesoro" più caro, Dio Padre ci dona tutto se stesso.          

 Il Signore viene: se lo riconosceremo come nel suo sconvolgimento lo scoprì Elisabetta, se ci apriremo al dono di Dio come Maria, allora canteremo anche noi il Magnificat, e la nostra vita sfocerà finalmente nella luce. (Commento di mons. Francesco Lambiasi)


AVVENTO

QUAL È L'ORIGINE STORICA?

L'origine del tempo di Avvento è più tardiva, infatti viene individuata tra il IV e il VI secolo. La prima celebrazione del Natale a Roma è del 336, ed è proprio verso la fine del IV secolo che si riscontra in Gallia e in Spagna un periodo di preparazione alla festa del Natale. Per quanto la prima festa di Natale sia stata celebrata a Roma, qui si verifica un tempo di preparazione solo a partire dal VI secolo. Senz'altro non desta meraviglia il fatto che l'Avvento nasca con una configurazione simile alla quaresima, infatti la celebrazione del Natale fin dalle origini venne concepita come la celebrazione della risurrezione di Cristo nel giorno in cui si fa memoria della sua nascita. Nel 380 il concilio di Saragozza impose la partecipazione continua dei fedeli agli incontri comunitari compresi tra il 17 dicembre e il 6 gennaio. In seguito verranno dedicate sei settimane di preparazione alle celebrazioni natalizie. In questo periodo, come in quaresima, alcuni giorni vengono caratterizzati dal digiuno. Tale arco di tempo fu chiamato "quaresima di s. Martino", poiché il digiuno iniziava l'11 novembre. Di ciò è testimone s. Gregorio di Tours, intorno al VI secolo.

QUAL È IL SIGNIFICATO TEOLOGICO?

La teologia dell’Avvento ruota attorno a due prospettive principali. Da una parte con il termine “adventus” (= venuta, arrivo) si è inteso indicare l’anniversario della prima venuta del Signore; d’altra parte designa la seconda venuta alla fine dei tempi. Il Tempo di Avvento ha quindi una doppia caratteristica: è tempo di preparazione alla solennità del Natale, in cui si ricorda la prima venuta del Figlio di Dio fra gli uomini, e contemporaneamente è il tempo in cui, attraverso tale ricordo, lo spirito viene guidato all’attesa della seconda venuta del Cristo alla fine dei tempi.

QUANDO COMINCIA E COME È SCANDITO LITURGICAMENTE?

Il Tempo di Avvento comincia dai primi Vespri dell’ultima domenica di novembre e termina prima dei primi Vespri di Natale. E’ caratterizzato da un duplice itinerario – domenicale e feriale – scandito dalla proclamazione della parola di Dio. -Le domeniche Le letture del Vangelo hanno nelle singole domeniche una loro caratteristica propria: si riferiscono alla venuta del Signore alla fine dei tempi (I domenica), a Giovanni Battista (Il e III domenica); agli antefatti immediati della nascita del Signore (IV domenica). Le letture dell’Antico Testamento sono profezie sul Messia e sul tempo messianico, tratte soprattutto dal libro di Isaia. Le letture dell’Apostolo contengono esortazioni e annunzi, in armonia con le caratteristiche di questo tempo. – Le ferie Si ha una duplice serie di letture: una dall’inizio dell’Avvento fino al 16 dicembre, l’altra dal 17 al 24. Nella prima parte dell’Avvento si legge il libro di Isaia, secondo l’ordine del libro stesso, non esclusi i testi di maggior rilievo, che ricorrono anche in domenica. La scelta dei Vangeli di questi giorni è stata fatta in riferimento alla prima lettura. Dal giovedì della seconda settimana cominciano le letture del Vangelo su Giovanni Battista; la prima lettura è invece o continuazione del libro di Isaia, o un altro testo, scelto in riferimento al Vangelo. Nell’ultima settimana prima del Natale, si leggono brani del Vangelo di Matteo (cap. 1) e di Luca (cap. 1) che propongono il racconto degli eventi che precedettero immediatamente la nascita del Signore. Per la prima lettura sono stati scelti, in riferimento al Vangelo, testi vari dell’Antico Testamento, tra cui alcune profezie messianiche di notevole importanza. L’AVVENTO AMBROSIANO È DIVERSO DAL RITO ROMANO?

 Sì, nel rito ambrosiano si compone di sei domeniche e dura sei settimane. Inizia la prima domenica dopo il giorno di San Martino (11 novembre) e prevede sempre 6 domeniche (quando il 24 dicembre cade di domenica, è prevista la celebrazione di una Domenica Prenatalizia). È previsto il colore liturgico morello, tranne che nell’ultima domenica (detta “dell’Incarnazione”) nella quale si usa il bianco.

18 novembre 2018

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO Per la II Giornata Mondiale dei poveri:

E’ per me motivo di commozione sapere che tanti poveri si sono identificati con Bartimeo, del quale parla l’evangelista Marco (cfr 10,46-52). Il cieco Bartimeo «sedeva lungo la strada a mendicare» (v. 46), e avendo sentito che passava Gesù «cominciò a gridare» e a invocare il «Figlio di Davide» perché avesse pietà di lui (cfr v. 47). «Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte» (v. 48). Il Figlio di Dio ascoltò il suo grido: «“Che cosa vuoi che io faccia per te?”. E il cieco gli rispose: “Rabbunì, che io veda di nuovo!”» (v. 51). Questa pagina del Vangelo rende visibile quanto il Salmo annunciava come promessa. Bartimeo è un povero che si ritrova privo di capacità fondamentali, quali il vedere e il lavorare. Quanti percorsi anche oggi conducono a forme di precarietà! La mancanza di mezzi basilari di sussistenza, la marginalità quando non si è più nel pieno delle proprie forze lavorative, le diverse forme di schiavitù sociale, malgrado i progressi compiuti dall’umanità… Come Bartimeo, quanti poveri sono oggi al bordo della strada e cercano un senso alla loro condizione! Quanti si interrogano sul perché sono arrivati in fondo a questo abisso e su come ne possono uscire! Attendono che qualcuno si avvicini loro e dica: «Coraggio! Alzati, ti chiama!» (v. 49). Purtroppo si verifica spesso che, al contrario, le voci che si sentono sono quelle del rimprovero e dell’invito a tacere e a subire. Sono voci stonate, spesso determinate da una fobia per i poveri, considerati non solo come persone indigenti, ma anche come gente portatrice di insicurezza, instabilità, disorientamento dalle abitudini quotidiane e, pertanto, da respingere e tenere lontani. Si tende a creare distanza tra sé e loro e non ci si rende conto che in questo modo ci si rende distanti dal Signore Gesù, che non li respinge ma li chiama a sé e li consola. Come risuonano appropriate in questo caso le parole del profeta sullo stile di vita del credente: «sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo […] dividere il pane con l’affamato, […] introdurre in casa i miseri, senza tetto, […] vestire uno che vedi nudo» (Is 58,6-7). Questo modo di agire permette che il peccato sia perdonato (cfr 1 Pt 4,8), che la giustizia percorra la sua strada e che, quando saremo noi a gridare verso il Signore, allora Egli risponderà e dirà: eccomi! (cfr Is 58,9).

6. I poveri sono i primi abilitati a riconoscere la presenza di Dio e a dare testimonianza della sua vicinanza nella loro vita. Dio rimane fedele alla sua promessa, e anche nel buio della notte non fa mancare il calore del suo amore e della sua consolazione. Tuttavia, per superare l’opprimente condizione di povertà, è necessario che essi percepiscano la presenza dei fratelli e delle sorelle che si preoccupano di loro e che, aprendo la porta del cuore e della vita, li fanno sentire amici e famigliari. Solo in questo modo possiamo scoprire «la forza salvifica delle loro esistenze» e «porle al centro della vita della Chiesa» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 198).

In questa Giornata Mondiale siamo invitati a dare concretezza alle parole del Salmo: «I poveri mangeranno e saranno saziati» (Sal 22,27). Sappiamo che nel tempio di Gerusalemme, dopo il rito del sacrificio, avveniva il banchetto. In molte Diocesi, questa è stata un’esperienza che, lo scorso anno, ha arricchito la celebrazione della prima Giornata Mondiale dei Poveri. Molti hanno trovato il calore di una casa, la gioia di un pasto festivo e la solidarietà di quanti hanno voluto condividere la mensa in maniera semplice e fraterna. Vorrei che anche quest’anno e in avvenire questa Giornata fosse celebrata all’insegna della gioia per la ritrovata capacità di stare insieme. Pregare insieme in comunità e condividere il pasto nel giorno della domenica. Un’esperienza che ci riporta alla prima comunità cristiana, che l’evangelista Luca descrive in tutta la sua originalità e semplicità: «Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. […] Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno» (At 2,42.44-45). 

7. Sono innumerevoli le iniziative che ogni giorno la comunità cristiana intraprende per dare un segno di vicinanza e di sollievo alle tante forme di povertà che sono sotto i nostri occhi. Spesso la collaborazione con altre realtà, che sono mosse non dalla fede ma dalla solidarietà umana, riesce a portare un aiuto che da soli non potremmo realizzare. Riconoscere che, nell’immenso mondo della povertà, anche il nostro intervento è limitato, debole e insufficiente conduce a tendere le mani verso altri, perché la collaborazione reciproca possa raggiungere l’obiettivo in maniera più efficace. Siamo mossi dalla fede e dall’imperativo della carità, ma sappiamo riconoscere altre forme di aiuto e solidarietà che si prefiggono in parte gli stessi obiettivi; purché non trascuriamo quello che ci è proprio, cioè condurre tutti a Dio e alla santità. Il dialogo tra le diverse esperienze e l’umiltà di prestare la nostra collaborazione, senza protagonismi di sorta, è una risposta adeguata e pienamente evangelica che possiamo realizzare. 

Davanti ai poveri non si tratta di giocare per avere il primato di intervento, ma possiamo riconoscere umilmente che è lo Spirito a suscitare gesti che siano segno della risposta e della vicinanza di Dio. Quando troviamo il modo per avvicinarci ai poveri, sappiamo che il primato spetta a Lui, che ha aperto i nostri occhi e il nostro cuore alla conversione. Non è di protagonismo che i poveri hanno bisogno, ma di amore che sa nascondersi e dimenticare il bene fatto. I veri protagonisti sono il Signore e i poveri. Chi si pone al servizio è strumento nelle mani di Dio per far riconoscere la sua presenza e la sua salvezza. Lo ricorda San Paolo scrivendo ai cristiani di Corinto, che gareggiavano tra loro nei carismi ricercando i più prestigiosi: «Non può l’occhio dire alla mano: “Non ho bisogno di te”; oppure la testa ai piedi: “Non ho bisogno di voi”» (1 Cor 12,21). L’Apostolo fa una considerazione importante osservando che le membra del corpo che sembrano più deboli sono le più necessarie (cfr v. 22); e che quelle che «riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggiore rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggiore decenza, mentre quelle decenti non ne hanno bisogno» (vv. 23-24). Mentre dà un insegnamento fondamentale sui carismi, Paolo educa anche la comunità all’atteggiamento evangelico nei confronti dei suoi membri più deboli e bisognosi. Lungi dai discepoli di Cristo sentimenti di disprezzo e di pietismo verso di essi; piuttosto sono chiamati a rendere loro onore, a dare loro la precedenza, convinti che sono una presenza reale di Gesù in mezzo a noi. «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40). 

8. Qui si comprende quanto sia distante il nostro modo di vivere da quello del mondo, che loda, insegue e imita coloro che hanno potere e ricchezza, mentre emargina i poveri e li considera uno scarto e una vergogna. Le parole dell’Apostolo sono un invito a dare pienezza evangelica alla solidarietà con le membra più deboli e meno dotate del corpo di Cristo: «Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui» (1 Cor 12,26). Alla stessa stregua, nella Lettera ai Romani ci esorta: «Rallegratevi con quelli che sono nella gioia; piangete con quelli che sono nel pianto. Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non nutrite desideri di grandezza; volgetevi piuttosto a ciò che è umile» (12,15-16). Questa è la vocazione del discepolo di Cristo; l’ideale a cui tendere con costanza è assimilare sempre più in noi i «sentimenti di Cristo Gesù» (Fil 2,5). 

9. Una parola di speranza diventa l’epilogo naturale a cui la fede indirizza. Spesso sono proprio i poveri a mettere in crisi la nostra indifferenza, figlia di una visione della vita troppo immanente e legata al presente. Il grido del povero è anche un grido di speranza con cui manifesta la certezza di essere liberato. La speranza fondata sull’amore di Dio che non abbandona chi si affida a Lui (cfr Rm 8,31-39). Scriveva santa Teresa d’Avila nel suo Cammino di perfezione: «La povertà è un bene che racchiude in sé tutti i beni del mondo; ci assicura un gran dominio, intendo dire che ci rende padroni di tutti i beni terreni, dal momento che ce li fa disprezzare» (2, 5). E’ nella misura in cui siamo capaci di discernere il vero bene che diventiamo ricchi davanti a Dio e saggi davanti a noi stessi e agli altri. E’ proprio così: nella misura in cui si riesce a dare il giusto e vero senso alla ricchezza, si cresce in umanità e si diventa capaci di condivisione. 

10. Invito i confratelli vescovi, i sacerdoti e in particolare i diaconi, a cui sono state imposte le mani per il servizio ai poveri (cfr At 6,1-7), insieme alle persone consacrate e ai tanti laici e laiche che nelle parrocchie, nelle associazioni e nei movimenti rendono tangibile la risposta della Chiesa al grido dei poveri, a vivere questa Giornata Mondiale come un momento privilegiato di nuova evangelizzazione. I poveri ci evangelizzano, aiutandoci a scoprire ogni giorno la bellezza del Vangelo. Non lasciamo cadere nel vuoto questa opportunità di grazia. Sentiamoci tutti, in questo giorno, debitori nei loro confronti, perché tendendo reciprocamente le mani l’uno verso l’altro, si realizzi l’incontro salvifico che sostiene la fede, rende fattiva la carità e abilita la speranza a proseguire sicura nel cammino verso il Signore che viene.


NOVEMBRE: mese dedicato al ricordo dei defunti.  

Presso tutte le religioni, fin dai tempi più remoti, è diffuso il rispetto, il culto per i defunti. Mausolei sono stati costruiti in loro ricordo; le imbalsamazioni in uso presso certi popoli, le offerte, i riti sacrificali, dimostrano quanto sia sentito il dovere di onorare coloro che ci hanno lasciato per una vita oltre la morte. Per molti è un preciso dovere di gratitudine per il bene ricevuto, a partire dal dono della vita, ai valori intellettuali, morali, materiali con cui i nostri cari ci hanno beneficato durante la vita.    

            l mese di Novembre suscita in noi il ricordo di chi ci ha lasciato e il desiderio di rinnovare nella preghiera quegli affetti che con i nostri cari ci hanno tenuto uniti durante la loro vita terrena. Questo è il suffragio, parola che deriva dal verbo latino “suffragari” che significa: soccorrere, sostenere, aiutare. In vari modi la Chiesa ci insegna che possiamo suffragare le anime dei nostri cari defunti: con la celebrazione di Sante Messe, con i meriti che acquistiamo compiendo le opere di carità, con l’applicazione delle indulgenze.

            Ma cos’è l’indulgenza? La definizione tecnica afferma che l’indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, che il fedele debitamente disposto, e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa la quale, come ministra della redenzione, autoritativamente dispensa ed applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei Santi.

            Ogni peccato ha una duplice conseguenza: genera una colpa e comporta una pena. Mentre la colpa, ossia la rottura dell’amicizia con Dio, è rimessa dall’assoluzione sacramentale della Confessione, la pena permane anche oltre l’assoluzione. Allontaniamo da noi ogni pensiero che si tratti di un castigo che Dio infligge, analogamente a quanto avviene nel codice penale per i reati commessi. La pena di cui si parla qui è una conseguenza del peccato, che oltre ad essere rottura con Dio è anche contaminazione dell’uomo. Pensiamo cosa avviene quando due amici che hanno litigato si riconciliano.

Ciò avviene ma con fatica; ci vuole tempo e buona volontà. Non possiamo certamente esitare su Dio nel riammetterci alla piena comunione con Lui, ma dobbiamo dubitare delle nostre capacità a staccarci completamente dal peccato e da ogni affetto malsano; è necessario un lungo cammino di conversione e di purificazione. La pena temporale è il tempo necessario per rigenerare la nostra capacità di amare Dio sopra ogni cosa. Questa pena temporale esige d’essere compiuta in questa vita come riparazione, o in Purgatorio come purificazione.

Le indulgenze sono come un medicamento cicatrizzante sulle nostre ferite spirituali e ci confermano nel proposito di rinnegare il peccato e sanciscono la nostra volontà di aderire pienamente al progetto di Dio. Nel suo cammino terreno il cristiano vede come mezzi di purificazione, che facilitano il cammino verso la santità le varie prove e la sofferenza stessa, l’impegno nelle opere di carità, la preghiera, le pratiche di penitenza e, non ultimo, l’acquisto delle indulgenze. Ma possiamo presumere che in questa vita riusciremo a giungere alla perfezione che ci permette di essere immediatamente ammessi alla piena comunione con Dio? Difficile, ecco allora il tempo di purificazione comunemente chiamato Purgatorio.

Per questo le Sante Messe, le preghiere di suffragio e le indulgenze ci permettono di soccorrere i nostri defunti e abbreviar loro i tempi della purificazione. È quindi un’opera altamente meritoria ricordare coloro che ci hanno fatto del bene, continuare a sentirci a loro vicini e solidali nel cammino di purificazione che stanno compiendo in Purgatorio



15 ottobre 2018

Santa Teresa di Gesù 1515 - 1582 Dottore della Chiesa Madre Riformatrice dei Carmelitani Scalzi

Teresa di Gesù (de Cepeda y Ahumada), nata in Avila (Spagna) nel 1515 e morta ad Alba de Tormes nel 1582, è universalmente riconosciuta come Maestra di dottrina e di esperienza spirituale, al punto che è stata la prima donna della storia alla quale è stato riconosciuto (da Paolo VI, nel 1970) il titolo di Dottore della Chiesa. Ella stessa ci ha lasciato il racconto della sua vita, ma l’ha narrata come storia di un “incontro d’amore” tra lei e Cristo.


 11 settembre 2018 

memoria liturgica del Beato Francesco Bonifacio, sacerdote martire ucciso in odio alla fede nel settembre (probabilmente il giorno 11) del 1946 in una foiba presso Villa Gardossi in Istria. Beatificato 10 anni fa.Dalle ore 18.00 presso il Santuario di Monte Grisa: pomeriggio di spiritualità sul Beato, con processione e S. Messa presieduta dal nostro Vescovo, Mons. Giampaolo Crepaldi.

GIUBILEO DELLA MISERICORDIA

Si sta avviando alla conclusione il Giubileo della Misericordia indetto da Papa Francesco. Domenica 13 novembre in tutte le diocesi del mondo verranno chiuse le porte sante, mentre il Papa chiuderà la porta santa in S. Pietro domenica 20 novembre, solennità di Cristo Re dell’universo. E’ stato certamente un anno di grazia, ricco di occasioni per lasciarci avvolgere dall’amore misericordioso del Padre. Ora inizia il nostro impegno di testimonianza: “Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro”. In un tempo di grandi cambiamenti e soprattutto di avvenimenti dolorosi, dove davvero l’uomo d’oggi non è più capace di sperare, noi cristiani siamo chiamati a credere che l’amore di Dio è più forte dell’odio, della violenza, dell’inimicizia, ed è possibile vivere in un mondo riconciliato e fraterno. Che senso avrebbe aver varcato la porta santa, aver ricevuto l’indulgenza plenaria, aver fatto anche pellegrinaggi in luoghi significativi, se ora non siamo noi “ i misericordiosi” che Gesù chiama “beati”? 

Al termine di questo Anno santo, rileggiamo la Bolla di indizione del Giubileo di Papa Francesco. Quelle parole ci risuoneranno in modo diverso e forse troveranno in noi accoglienza e risposta.


16/08/16

“LA FESTA DEL CARMINE 2016”

Sabato 16 luglio, festa della Madonna del Carmine, sono numerosi i fedeli, provenienti anche dalle varie parti della città, che si ritrovano alle ore 18 nella chiesa di Gretta per la solenne celebrazione eucaristica, culmine di un’intensa settimana di preghiera e impreziosita quest’anno dalla presenza del vescovo mons. Giampaolo Crepaldi. Preceduto dai seminaristi della “Redemptoris Mater”, e dal parroco, padre Angelo Ragazzi, il presule si avvia processionalmente verso il presbiterio, benedicendo con l’aspersorio i presenti.La liturgia della Messa è quella propria della Madonna del Carmelo,non quella della XVI domenica per annum. Un numeroso coro accompagna con i canti i momenti salienti della Messa. E’ l’onnipresente Pierina, rivestita dello scapolare, a spiegare dall’ambone il significato della festa, come sarà lei a leggere le intenzioni di preghiera ( inserendone una per l’Ordine Secolare Carmelitano ) e a distribuire la Comunione al centro della chiesa e poi ai componenti del coro quando avranno finito di cantare.
Le letture ripropongono il libro dei Re con la vicenda di Elia sul monte Carmelo e un brano della lettera ai Galati e sono proclamate da due terziarie carmelitane che sia avviano all’ambone con lo scapolare ben visibile; il parroco proclama il Vangelo che ci presenta Maria beata perché ascolta la Parola di Dio. Il significato dello scapolare è richiamato nell’omelia dal Vescovo che si compiace per questa presenza: lo scapolare simboleggia l’aiuto della Madonna, simboleggia il manto di Maria e richiama l’ammonimento di Paolo ai Romani: "Rivestitevi di Cristo.”
Sappiamo che l’Ordine Carmelitano non è sorto in seguito a un’apparizione mariana,che non ha un fondatore, ma fa capo a Maria del Monte Carmelo, sopra Haifa. A san Simone Stock nel 1251 la Madonna avrebbe consegnato appunto lo scapolare.
Nel 1971 mons. Giampaolo è stato ordinato sacerdote a Villa Dosse e domenica 17 festeggerà ( non si sa dove!) il suo 45° anniversario, poi in aereo raggiungerà i nostri pellegrini a Lourdes.
Andrà anche lui alla GMG a Cracovia e si rallegra apprendendo dal parroco che vi parteciperanno 30 giovani della parrocchia di Gretta. Questi intanto si allenano facendo servizio alla sagra in friggitoria o nel servizio ai tavoli… Il Vescovo fa una visitina anche al famoso mercatino dell’usato e saluta con cordialità i presenti. Ma per poco perché deve riportare a casa, dice al parroco, le suore congolesi addette al suo servizio.

Rita Corsi

24/02/16

GIUBILEO DELLA MISERICORDIA

Il Giubileo è un dono di grazia. Entrare per quella Porta significa scoprire la profondità della misericordia del Padre che tutti accoglie e ad ognuno va incontro personalmente. È Lui che ci cerca! È Lui che ci viene incontro! - Papa Francesco

23/01/16

RESOCONTO DELL'ASSEMBLEA PARROCCHIALE
Si è svolta lunedì scorsa l’annunciata assemblea parrocchiale. La buona presenza di partecipanti ha costretto a tenerla in chiesa. Il parroco ha sviluppato i seguenti punti:
  1. La nostra parrocchia all’interno della città (denatalità, invecchiamento, disagio sociale, con due realtà opposte: benessere e povertà);
  2. La comunità cristiana che vive in Gretta ( piccola realtà ma vivace, incentrata soprattutto sull’animazione più che sulla formazione, con il rischio di ritirarsi sul “tram tram quotidiano” mentre necessita di uscire, andare verso i lontani con coraggio e gioia, deve riprendere la strada della missione, ma per far questo ha bisogno di essere continuamente evangelizzata, quindi formata alla scuola del Vangelo).
  3. Quali proposte?
    - catechesi per giovani ed adulti: inizieranno lunedì 25 gennaio per portare a pienezza il nostro battesimo;
    - nelle domeniche pomeriggio di Quaresima: scrutatio della Parola di Dio (perché la Parola diventi vita in me);
    - incontri per genitori, la domenica, subito dopo la Messa delle 11-00: sul tema dell’educazione alla fede.

  4. Celebrazione del Giubileo sia a S. Giusto che a Roma.
  5. Incontri di formazione per chi svolge ministeri all’interno della parrocchia: cantori, lettori, ministri della comunione, animatori,ecc.
  6. La situazione economica della nostra Parrocchia e lavori che non si possono più procrastinare. Il parroco ha illustrato la situazione economica: la parrocchia non ha risorse sufficienti per far fronte alle varie necessità date le scarse offerte che si raccolgono, e c’è urgente bisogno di cominciare a sistemare tutta la copertura della chiesa e delle sale parrocchiali perché le infiltrazioni d’acqua hanno recato (e recano) gravi danni.
Ci sono stati infine alcuni interventi sia di chiarimento che proposte su ambiti della vita parrocchiale.

10/12/15

PAPA FRANCESCO: ANCHE GRAZIE ALLA RETE IL MESSAGGIO CRISTIANO PUO' VIAGGIARE "FINO AI CONFINI DELLA TERRA"
Comunicare bene ci aiuta ad essere più vicini e a conoscerci meglio tra di noi, ad essere più uniti.
“L’icona del buon samaritano, che fascia le ferite dell’uomo percosso versandovi sopra olio e vino, ci sia di guida. La nostra comunicazione sia olio profumato per il dolore e vino buono per l’allegria. La nostra luminosità non provenga da trucchi o effetti speciali, ma dal nostro farci prossimo di chi incontriamo ferito lungo il cammino, con amore, con tenerezza. Non abbiate timore di farvi cittadini dell’ambiente digitale. È importante l’attenzione e la presenza della Chiesa nel mondo della comunicazione, per dialogare con l’uomo d’oggi e portarlo all’incontro con Cristo: una Chiesa che accompagna il cammino sa mettersi in cammino con tutti. In questo contesto la rivoluzione dei mezzi di comunicazione e dell’informazione è una grande e appassionante sfida, che richiede energie fresche e un’immaginazione nuova per trasmettere agli altri la bellezza di Dio.”
Si conclude così il documento diffuso dalla Sala Stampa della Santa Sede nella giornata dedicata alle comunicazioni che vi invitiamo a leggere nella sua interezza seguendo questo collegamento.

08/12/15

FESTA DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE
La statua della Madonna di Gretta è stata collocata nel 1971 all’incrocio tra la via Aquileia e la strada del Friuli. Sul basamento è riportata la seguente frase:
Nella strada della vita guidaci e proteggici - La gioventù di Gretta 1971.
L'8 dicembre del 1976 per la ricorrenza dell'Immacolata Concezione si è tenuta per la prima volta la Festa dell'Infiorata che sempre ha visto partecipi molti parrocchiani.
8 dicembre 2015: ci ritroviamo, alla conclusione della Messa delle ore 11, davanti alla Madonnina della strada per l'Infiorata

INIZIA IL GIUBILEO DELLA MISERICORDIA
“Confidando nell’intercessione della Madre della Misericordia, affido alla sua protezione la preparazione di questo Giubileo Straordinario.”
Così Papa Francesco conclude la lettera con la quale indice il Giubileo. Sia questa conclusione, per noi parrocchiani, il punto da cui dare inizio all’Anno Santo dedicato alla Misericordia per "diventare noi stessi segno efficace dell’ agire del Padre".
L'Anno Santo inizia l'8 dicembre 2015 e terminerà il 26 novembre del 2016.
Clicca qui per leggere tutta la lettera di Papa Francesco.

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