
A Gerusalemme Gesù è coinvolto in una serie di dibattiti che chiamano in causa i gruppi più rappresentativi del giudaesimo. Le risposte di Gesù agli interrogativi che gli vengono posti mostrano la sua totale indipendenza di giudizio nei confronti delle correnti culturali dominanti. Un'indipendenza di giudizio che dovrebbe essere la prerogativa del cristiano di ogni tempo. Certamente tutto il peso del racconto evangelico (Mt 22,15-21) cade sull'affermazione: «Rendete a Cesare quello che è di cesare e a Dio quello che è di Dio». Ma prima soffermiamoci su un particolare non privo di importanza. L'episodio pone due personaggi a confronto: Gesù e gli interroganti. Due ritratti completamente diversi. Gesù - colto qui nella sua struttura umana - è definito un maestro «veritiero», che insegna la via di Dio «secondo verità» e che non «guarda in faccia nessuno». Un uomo franco, lineare, tutto d'un pezzo. Non dice ciò che gli è utile, non è condizionato dal consenso e dalla popolarità: dice ciò che è vero, comunque esso sia. Tutto il contrario è la figura dell'interrogante: un uomo contorto, malizioso, capace di fingere per trarre in inganno. La sua domanda non nasce dal desiderio di sapere né gli interessa la verità. Il Vangelo parla di «malizia» e di «ipocrisia». Il primo termine (poneria) indica una malizia consapevole e furba, che sgorga dall'interno: non una cattiveria casuale, un atto inconsulto, ma una scelta abituale, una logica di vita. Il secondo definisce l'attore, l'istrione: recita sulla scena parti che non riflettono la sua vita, finge sentimenti che non prova. Dentro è in un modo e fuori in un altro. Ma veniamo al punto. Il detto di Gesù risulta di due parti. La prima («date a Cesare quello che è di Cesare») riconosce che ci sono i diritti dello Stato e quando lo Stato rimane nel suo ambito questi diritti si tramutano in doveri di coscienza. È significativo, ad esempio, che Paolo scriva ai cristiani di Roma (Rm 13) sollecitandoli a pagare le tasse e a rispettare le autorità (che pure erano pagane). Anche se non gestito dai cristiani, lo Stato ha i suoi diritti. Tuttavia lo Stato non può arrogarsi diritti che competono solo a Dio («e a Dio quello che è di Dio»), il che significa che non può assorbire tutto l'uomo, non può sostituirsi alla coscienza. Il cristiano rifiuta di far coincidere per intero la sua coscienza con gli interessi dello Stato. Afferma il primato di Dio ed è perciò - in radice - un possibile «obiettore di coscienza». La radice della libertà di coscienza è il riconoscimento del primato di Dio.
Esegesi Mt 22, 21-21
Dove sta il punto di comparazione nel detto di Gesù? |
Sembra che il primo a mettere in connessione la moneta con l’immagine di Cesare con l’uomo che reca in sé l’immagine di Dio (cfr. Gen 1,26-27) sia stato Tertulliano nel II d.C. La probabile similitudine evocata da Gesù è che, come l’effigie dell’imperatore garantisce l’effettivo valore della moneta, così l’essere a immagine di Dio fonda il valore intrinseco dell’uomo che ne porta la somiglianza. Inoltre il rendere a Cesare ciò che è suo comporta il pagamento della tassa, che è intesa come una restituzione della moneta a colui che l’ha coniata, in maniera simile al culto che l’uomo riserva al Dio che lo ha creato e a lui solo (si pensi alla risposta data da Gesù al tentatore in Mt 4,10). I due piani, però, non vanno confusi, perché pagare una tassa a Cesare non implica metterlo sullo stesso piano di Dio, dato che non è un’azione liturgica ma una questione profana.
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| | Prossimi appuntamenti in Diocesi
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| Pellegrinaggio del Clero diocesano in Armenia e in Georgia
Da domenica 18 a sabato 24 ottobre 2026, il Vescovo Mons. Enrico Trevisi guiderà il Pellegrinaggio del Clero diocesano in Armenia e in Georgia.
| Mandato ai catechisti
Domenica 25 ottobre 2026, alle ore 16, nella Cattedrale di San Giusto, il Vescovo mons. Enrico Trevisi presiederà la recita dei Vespri e conferirà il mandato ai catechisti della diocesi.
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| Santa Messa di inizio Anno Accademico
Mercoledì 28 ottobre 2026, alle ore 19.00, nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo (in via di Cologna 59), il Vescovo presiederà la Santa Messa di inizio Anno Accademico per tutti gli studenti, docenti e personale dell'Università degli Studi di Trieste.
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| In questa domenica 18 ottobre, si celebra la Giornata missionaria mondiale dal tema: “Uno in Cristo, uniti nella missione”. Papa Leone XIV, nell’appello a sostegno della Giornata Missionaria Mondiale, ha sottolineato come essa sia occasione privilegiata in cui tutta la Chiesa si unisce in preghiera per i missionari e per la fecondità del loro lavoro apostolico. Il Sommo Pontefice, ricordando la sua esperienza personale di sacerdote e poi vescovo missionario in Perù, ha affermato: “Ho visto con i miei occhi come la fede, la preghiera e la generosità dimostrate in questa Giornata possano cambiare intere comunità”.
Il tema della Giornata Missionaria Mondiale del 2026, che nella prima parte ricorda il motto scelto dal Santo Padre per il suo Pontificato “In Illo uno unum”, richiama l’unità dei fedeli nella fede, basata sull’unità di Cristo con il Padre, e la conseguente missione comune di evangelizzazione.
CONOSCERE I SANTI 
| Ci avviciniamo alla solennità di Tutti i Santi. E’ doverosa una riflessione. È un pensiero bellissimo e profondo: conoscere la vita dei Santi significa scoprire storie straordinarie di umanità, coraggio e fede, trasformandoli da semplici figure su un'immaginetta a veri e propri compagni di viaggio. Pregarli senza approfondire la loro storia ci fa perdere la ricchezza del loro vissuto, fatto spesso di dubbi, fatiche e scelte controcorrente. Ecco perché i santi non solo si pregano ma si conoscono soprattutto attraverso i loro scritti e opere, alcuni di altissimo valore. Prendiamo l’esempio dei Santi Carmelitani: che ricchezza di dottrina e di vita c’è in loro. Allora perché non accostarsi ai loro scritti? Non solo li ameremmo di più ma ci aiuterebbero ad essere cristiani più autentici e veri in questo nostro tempo.
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| | LETTERA PASTORALE | La lettera pastorale del nostro Vescovo nella quale illustra le linee operative per il nuovo anno pastorale. Quello che colpisce è il fatto che non dà un nuovo programma a cui le parrocchie e i singoli cristiani si devono attenere, ma indica con forza quello che deve stare all’inizio di ogni programma e soprattutto ciò che non può mancare perché ogni proposta e iniziativa nel campo pastorale si possa dire cristiana. Il vescovo commenta il brano evangelico di Luca dove si parla della pesca miracolosa e la chiamata dei primi discepoli (Luca 5, 1-11). Il punto di partenza è molto forte. Pietro ha pescato tutta la notte, non ha preso nulla, ed è probabilmente stanco e deluso. Gesù gli dice di tornare al largo e di gettare nuovamente le reti. La risposta di Pietro è: “Maestro abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla, ma sulla tua parola getterò le reti”. Il Vescovo scrive che questa frase è il paradigma della vita cristiana: non si tratta di aspettare che le circostanze siano favorevoli, né di avere garanzie sul risultato. Si tratta di fare qualcosa perché ci si fida di colui che lo chiede. E questo viene applicato alla situazione concreta della Chiesa di oggi: calo della partecipazione, difficoltà nella trasmissione della fede, fragilità delle comunità cristiane, cambiamenti culturali, nuove tecnologie, individualismo.
Allora sorge una domanda.” Quando le nostre reti sembrano vuote, continuiamo a fidarci della parola di Gesù ?” L’invito è di leggere tutta la lettera pastorale (si può trovare in chiesa).
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FAR CELEBRARE UNA MESSA
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| La Messa è la più grande e bella preghiera che noi possiamo far celebrare ai sacerdoti per le nostre intenzioni. Si tratta di un atto di fede nella forza dell’offerta di Cristo al Padre. In ogni Messa noi offriamo le nostre intenzioni di preghiera, le nostre richieste, i nostri ringraziamenti nella preghiera perfetta di Cristo.
PERCHE’?
• Per dire grazie. Rendere grazie a Dio per un evento felice nella tua famiglia, una grazia ottenuta, un anniversario di nascita o di matrimonio ….
• Per un’intenzione particolare. Per la pace nel mondo, per un amico in difficoltà, per le vocazioni, per la società …
• Per una vicinanza. Chiedere l’aiuto a Dio di accompagnarci nei momenti importanti o difficili della nostra vita.
• Per i nostri defunti. Affidare i nostri cari defunti alla misericordia di Dio per l’intercessione della chiesa.
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AIUTATECI !
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| Tre volte alla settimana distribuiamo generi alimentari per le famiglie o per le persone in difficoltà. I volontari della nostra S. Vincenzo vengono a contatto con tante realtà di sofferenza, di bisogno e spesso di solitudine ed emarginazione. Ma il più delle volte vengono richiesti generi alimentari per vivere. Aiutaci ad aiutare!
Necessitiamo di: - zucchero - riso - caffè
- tonno in scatola - legumi in scatola - passata di pomodoro
- olio di oliva - olio di semi - biscotti - detersivo per lavatrice - ammorbidente – shampoo – articoli per igiene personale.
Se vuoi contribuire porta in chiesa quanto il tuo cuore ti suggerisce. Grazie.
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