
Nella prima lettura della Messa il profeta Isaia (25,6-10) sogna un grande raduno di tutti i popoli. L'immagine è quella del banchetto: «Un convito di carni grasse e di vini pregiati». La nota più sottolineata è l'universalità: «per tutti i popoli». Non più l'oppressione e l'arroganza, ma la pace e la libertà: «Il canto dei tiranni si affievolisce». Questa grandiosa speranza del profeta non poggia sull'uomo, ma unicamente su Dio. È la solidità della sua Parola («una roccia perpetua»: 26,4) che autorizza a sperare anche in tempi di disperazione. E queste pagine furono infatti scritte in tempo di disperazione.
Secondo diversi commentatori Gesù avrebbe raccontato la parabola del banchetto per spiegare come mai la sua predicazione veniva rifiutata dai praticanti e veniva invece accolta dai pubblicani e dai peccatori. Matteo poi, a sua volta, avrebbe ripreso la parabola per spiegare il fatto che il Regno è passato dai giudei ai gentili: voi avete rifiutato, così la salvezza è passata ai pagani. È il solito paradosso: il popolo di Dio rifiuta il Messia e il suo Vangelo, mentre gli altri, i lontani, lo cercano e lo accolgono. Questo paradosso racchiude (ed è così che noi oggi lo dobbiamo leggere) un severo e pressante avvertimento per noi cristiani: l'appartenenza alla Chiesa non ci pone al sicuro. Può accadere anche oggi che i vicini rifiutino Cristo e i lontani lo cerchino.
Se però leggiamo la parabola accanto al passo di Isaia (prima lettura) allora lo spunto da sottolineare è l'universalità.
I servi invitano al banchetto tutti gli uomini, buoni e cattivi, che incontrano ai crocicchi delle strade. L'appello è rivolto a tutti e la sala deve essere, comunque, riempita. Il corrispettivo ecclesiologico di questo universalismo è che la Chiesa deve rivolgere a tutti, senza distinzioni, il suo invito alla salvezza.
Ma ci sono anche altri spunti. Per esempio l'avvertimento che l'ora è decisiva: non si può differire, tutto è pronto, la sala deve essere subito riempita. Di fronte all'appello del Vangelo non è permesso essere distratti né esitanti.
O anche il tema del giudizio. Il re non solo punisce gli invitati che hanno rifiutato, ma giudica anche l'invitato senza la veste nuziale. Il giudizio non riguarda soltanto i primi invitati, riguarda anche i secondi, quelli che hanno accettato l'invito e possono illudersi di essere a posto. Il giudizio riguarda anche noi. L'essere entrati nella sala non è ancora una garanzia.
Esegesi Mt 22, 11-11
Perché una persona presa dalla strada dovrebbe avere un abito nuziale e cosa potrebbe indicare metaforicamente? | Non è
semplice mettere insieme la trama dell’invito al banchetto esteso a tutti
coloro che si trovavano per la strada con il risentimento del padrone che vede
un tale senza l’abito conveniente. Alcuni cercano di aggirare l’ostacolo
sostenendo che all’ingresso gli invitati sarebbero stati forniti della veste
adatta e che quindi l’ospite avrebbe colpevolmente trascurato un suo dovere, ma
non c’è nessuna fonte che autorizzi a pensare un uso del genere nella Palestina
del tempo. Jeremias e altri ritengono che in realtà la condizione richiesta è
che l’abito fosse pulito, perciò non era troppo esigente. Ma questo dettaglio è
stato spesso letto in maniera simbolica.
Di solito i
padri antichi hanno identificato l’abito con la fede [ad esempio Ambrogio, Esp.
fede crist.II,2,16], ma Agostino ritiene che debba essere qualcosa che
distingue i buoni dai cattivi e la
fede non risponde a questo requisito perché anche i demoni credono (cfr. Gc
2,19). Perciò, sulla scorta dell’Apocalisse, dove «la veste di
lino sono le opere giuste dei santi» (Ap 19,8), propone di vedere nell’abito la
carità, segno distintivo dei veri fedeli. |
Fondo di solidarietà diocesana | E’ stato istituito un Fondo di solidarietà diocesana per sostenere parrocchie ed enti diocesani in difficoltà. I contributi che riceviamo sono insufficienti a far fronte alle innumerevoli spese di gestione, di manutenzione e per la carità a cui siamo chiamati come comunità cristiana. All’uscita dalla Messa siamo invitati a contribuire dando la nostra offerta o a farla pervenire nei prossimi giorni. La solidarietà tra le diverse parrocchie ed enti diocesani è una tappa importante della nostra testimonianza, ma necessita del contributo di tutti. Grazie per la vostra generosità. Enrico vescovo.
| 15 ottobre: Festa di S. Teresa di Gesù (d’Avila)
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| In occasione della festa di S. Teresa, dottore della chiesa e riformatrice dell’Ordine carmelitano, riportiamo alcuni passi della lettera che il Papa Benedetto XVI aveva inviato alla diocesi di Avila in occasione del 450° anniversario dell’inizio della Riforma carmelitana.
“Santa Teresa propose un nuovo modo di essere carmelitana in un mondo a sua volta nuovo. Quelli furono «tempi duri» (Libro della Vita, 33, 5). E in essi, secondo questa Maestra dello spirito, «sono necessari forti amici di Dio a sostegno dei deboli» (ibidem 15, 5). E insisteva con eloquenza: «Il mondo è in fiamme; vogliono nuovamente condannare Cristo, come si dice, raccogliendo contro di lui mille testimonianze; vogliono denigrare la sua Chiesa, e dobbiamo sprecare il tempo nel chiedere cose che, se per caso Dio ce le concedesse, ci farebbero avere un’anima di meno in cielo? No, sorelle mie, non è il momento di trattare con Dio d’interessi di poca importanza» (Cammino di Perfezione, 1, 5). Non ci risulta familiare, nella congiuntura attuale, una riflessione che c’illumina tanto e c’interpella, fatta più di quattro secoli fa dalla Santa mistica?
Il fine ultimo della riforma teresiana e della creazione di nuovi monasteri, in un mondo con pochi valori spirituali, era di proteggere con la preghiera l’operato apostolico; proporre uno stile di vita evangelica che fosse modello per chi cercava un cammino di perfezione, a partire dalla convinzione che ogni autentica riforma personale ed ecclesiale passa per il riprodurre sempre meglio in noi la «forma» di Cristo (cfr. Gal 4, 19). Fu proprio questo l’impegno della Santa e delle sue figlie. E fu proprio questo l’impegno dei suoi figli carmelitani, che non miravano ad altro se non a «progredire nella virtù» (Libro della Vita, 31, 18). In tal senso, Teresa scrive: «[Mi sembra infatti che] egli ci apprezzi di più se, mediante la sua misericordia, riusciamo a guadagnargli un’anima con i nostri sforzi e con la nostra preghiera, che non per quanti altri servizi possiamo rendergli» (Libro delle Fondazioni, 1, 7). Di fronte alla dimenticanza di Dio, la Santa, Dottore della Chiesa, incoraggia le comunità oranti, che proteggano con il loro fervore coloro che proclamano ovunque il Nome di Cristo, affinché preghino per i bisogni della Chiesa e portino al cuore del Salvatore il clamore di tutti i popoli.
Anche oggi, come nel XVI secolo, tra rapide trasformazioni, è necessario che la preghiera fiduciosa sia l’anima dell’apostolato, affinché risuoni, con grande chiarezza e vigoroso dinamismo, il messaggio redentore di Gesù Cristo. È urgente che la Parola di vita vibri nelle anime in modo armonioso, con note squillanti e attraenti”.
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| OTTOBRE MISSIONARIO
 
| Domenica prossima, 18 ottobre, si celebra la Giornata missionaria mondiale dal tema: “Uno in Cristo, uniti nella missione”. Papa Leone XIV, nell’appello a sostegno della Giornata Missionaria Mondiale, ha sottolineato come essa sia occasione privilegiata in cui tutta la Chiesa si unisce in preghiera per i missionari e per la fecondità del loro lavoro apostolico. Il Sommo Pontefice, ricordando la sua esperienza personale di sacerdote e poi vescovo missionario in Perù, ha affermato: “Ho visto con i miei occhi come la fede, la preghiera e la generosità dimostrate in questa Giornata possano cambiare intere comunità”.
Il tema della Giornata Missionaria Mondiale del 2026, che nella prima parte ricorda il motto scelto dal Santo Padre per il suo Pontificato “In Illo uno unum”, richiama l’unità dei fedeli nella fede, basata sull’unità di Cristo con il Padre, e la conseguente missione comune di evangelizzazione.
• Sabato 10 ottobre, alle ore 15.30, nella Cattedrale di san Giusto martire, il Vescovo mons. Enrico Trevisi, presiede la Celebrazione eucaristica durante la quale conferirà l'ordine del diaconato ai Seminaristi Giulio Barelli, Andrea Grigoli, Marijo Karadakić e a Alessandro Lombardi, candidato al diaconato permanente.

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Una Chiesa che cammina insieme
Incontro con il Vescovo Riccardo Battocchio 
| Venerdì 16 ottobre 2026, alle ore 20, nella chiesa parrocchiale di Sant'Antonio Taumaturgo, si terrà un incontro con Mons. Riccardo Battocchio, Vescovo di Vittorio Veneto, già membro e Segretario speciale della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. Mons. Battocchio offrirà la sua riflessione sul tema: "Una Chiesa che cammina insieme. Sinodalità, ascolto e partecipazione: il volto di una Chiesa in cammino". L'incontro, alla presenza del nostro Vescovo Enrico, vuole mettere a disposizione il metodo, lo stile e alcune piste per l'attuazione del Sinodo come richiamato nella Lettera pastorale del Vescovo Enrico "Sulla tua Parola": «Se attuare il Sinodo è impegno dell’intera nostra Chiesa e non solo di alcuni, ciò significa che ciascuno è chiamato a domandarsi come sta contribuendo. Anzitutto con la propria formazione e partecipazione, con la propria preghiera e la propria generosa testimonianza» (cap. VI).
Sono invitati all'incontro: Consigli Pastorali, associazioni, comunità, movimenti della diocesi.
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| La lettera pastorale del nostro Vescovo nella quale illustra le linee operative per il nuovo anno pastorale. Quello che colpisce è il fatto che non dà un nuovo programma a cui le parrocchie e i singoli cristiani si devono attenere, ma indica con forza quello che deve stare all’inizio di ogni programma e soprattutto ciò che non può mancare perché ogni proposta e iniziativa nel campo pastorale si possa dire cristiana. Il vescovo commenta il brano evangelico di Luca dove si parla della pesca miracolosa e la chiamata dei primi discepoli (Luca 5, 1-11). Il punto di partenza è molto forte. Pietro ha pescato tutta la notte, non ha preso nulla, ed è probabilmente stanco e deluso. Gesù gli dice di tornare al largo e di gettare nuovamente le reti. La risposta di Pietro è: “Maestro abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla, ma sulla tua parola getterò le reti”. Il Vescovo scrive che questa frase è il paradigma della vita cristiana: non si tratta di aspettare che le circostanze siano favorevoli, né di avere garanzie sul risultato. Si tratta di fare qualcosa perché ci si fida di colui che lo chiede. E questo viene applicato alla situazione concreta della Chiesa di oggi: calo della partecipazione, difficoltà nella trasmissione della fede, fragilità delle comunità cristiane, cambiamenti culturali, nuove tecnologie, individualismo.
Allora sorge una domanda.” Quando le nostre reti sembrano vuote, continuiamo a fidarci della parola di Gesù ?” L’invito è di leggere tutta la lettera pastorale (si può trovare in chiesa).
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FAR CELEBRARE UNA MESSA
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| La Messa è la più grande e bella preghiera che noi possiamo far celebrare ai sacerdoti per le nostre intenzioni. Si tratta di un atto di fede nella forza dell’offerta di Cristo al Padre. In ogni Messa noi offriamo le nostre intenzioni di preghiera, le nostre richieste, i nostri ringraziamenti nella preghiera perfetta di Cristo.
PERCHE’?
• Per dire grazie. Rendere grazie a Dio per un evento felice nella tua famiglia, una grazia ottenuta, un anniversario di nascita o di matrimonio ….
• Per un’intenzione particolare. Per la pace nel mondo, per un amico in difficoltà, per le vocazioni, per la società …
• Per una vicinanza. Chiedere l’aiuto a Dio di accompagnarci nei momenti importanti o difficili della nostra vita.
• Per i nostri defunti. Affidare i nostri cari defunti alla misericordia di Dio per l’intercessione della chiesa.
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AIUTATECI !
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| Tre volte alla settimana distribuiamo generi alimentari per le famiglie o per le persone in difficoltà. I volontari della nostra S. Vincenzo vengono a contatto con tante realtà di sofferenza, di bisogno e spesso di solitudine ed emarginazione. Ma il più delle volte vengono richiesti generi alimentari per vivere. Aiutaci ad aiutare!
Necessitiamo di: - zucchero - riso - caffè
- tonno in scatola - legumi in scatola - passata di pomodoro
- olio di oliva - olio di semi - biscotti - detersivo per lavatrice - ammorbidente – shampoo – articoli per igiene personale.
Se vuoi contribuire porta in chiesa quanto il tuo cuore ti suggerisce. Grazie.
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