Solennità di Tutti i Santi

E' stato detto che il cuore dell'uomo è “un crepaccio assetato d'infinito” (Kierkegaard). E' vero: l'uomo è un animale desiderante. E' un essere finito, limitato, mortale, ma si porta dentro un desiderio immenso di assoluto, di eterno, in una parola, di infinito. Un bisogno irrinunciabile, una fame ardente e una mordente sete di felicità. Come risponde la nostra fede a questa fame e a questa sete? Nell'immaginario collettivo circola purtroppo un'idea negativa di cristianesimo, come religione della mortificazione, del dolore, dell'umiliazione, in una parola della croce.
Già l'Antico Testamento aveva dato una prima risposta alla sete umana di felicità. La prima: Dio vuole la vita, non il dolore e la morte per i suoi figli. E brama a tutti i costi la loro gioia. Allora qual è la novità apportata dal Nuovo Testamento? La possiamo esprimere in quattro passaggi. La bella notizia del Vangelo è questa: con Gesù il regno di Dio viene inaugurato nella storia, e con lui la promessa dell'antico patto si compie, già oggi: oggi i poveri sono beati, e oggi lo sono anche i perseguitati. Per Gesù le beatitudini si riassumono in un grido di gioia: il regno di Dio è finalmente arrivato! C'è un secondo tratto di novità: non solo la promessa del regno di Dio con Gesù si compie, ma si compie per tutti, a cominciare dagli ultimi: i piccoli e gli umili, gli emarginati e gli esclusi. Ma il Vangelo ci dice ancora di più: la profezia di felicità non solo si compie con lui, ma si compie in lui. Gesù è stato povero, affamato, misericordioso, perseguitato, ed è stato veramente beato. E' giusto perciò definire le otto beatitudini come l'autoritratto di Gesù, la sua fedele, perfetta autobiografia.
C'è un ulteriore elemento di novità, ed è costituto dalla paradossalità. Per noi è beato chi è ricco, potente, chi è famoso. Per noi vale di più chi conta di più. Per Gesù il capovolgimento è totale: quelli che noi consideriamo infelici, Gesù li proclama felici. E felici non perché poveri, umiliati o affamati di giustizia, ma per la ragione che ne consegue: perché sono amati da Dio.
Le parole che scandiscono le beatitudini sono come la linfa di tutto il Vangelo.
Beati, cioè felici, sono i poveri in spirito, ossia quelli che si sentono amati da Dio, e questo gli basta. Beati sono quanti sono nel pianto e si addolorano per il male che abita il mondo. Beati sono i miti, vale a dire i mansueti e i non-violenti, che sanno affrontare con serena fortezza ingiustizie e tensioni. Beati sono gli affamati e assetati della giustizia che imitano l'amore gratuito del Padre dei cieli per tutti, e soprattutto per i poveri e gli ultimi. Beati sono i misericordiosi che sanno perdonare, come ha fatto Gesù. Beati sono i puri di cuore, quelli che sono onesti e schietti con gli altri e non hanno il cuore oscurato da paure e da voglie sfrenate e tenebrose. Beati sono gli operatori di pace che “non si danno pace” pur di favorire una convivenza armoniosa e pacifica tra
fratelli. Beati, infine, sono i perseguitati per la giustizia.
(Commento di Francesco Lambiasi, Vescovo emerito di Rimini).
ESEGESI Mt 5,8
| Cos’è la purezza del cuore
| Come già nel caso della prima beatitudine, la specificazione del cuore determina l’ambito in cui si manifesta questa purezza. Non c’è ragione di seguire Crisostomo [15,3] nel collegare questa purezza alla pudicizia, un ambito che stride con le altre beatitudini. La tendenza prevalente è di vedervi l’assenza di ipocrisia, un tema ricorrente nel discorso della montagna, per cui un cuore puro è un cuore non doppio, coerente in ciò che pensa e in ciò che compie. Il concetto di integrità pare soggiacente anche a quello che pare essere il rimando più prossimo a questa espressione che troviamo nell’AT, cioè il salmo 24, dove mani innocenti e cuore puro sono ritenuti requisiti indispensabili per salire al monte del Signore.
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Accogliendo San Carlo Acutis a Trieste
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Si conclude il mese di ottobre, mese dedicato al Santo Rosario, nel migliore dei modi: venerdì 30, al Santuario di Monte Grisa sarano ospitate le reliquie di san Carlo Acutis (1991-2006); ci sarà il collegamento radiofonico con Radio Maria e la recita del Rosario, definito da Carlo “la scala più corta per salire in Cielo”.
Quale via più efficace per amare i Santi (Domenica 1° novembre), che quella di conoscerne la vita e cercare di imitare il loro amore per Dio e per il prossimo?
| Appuntamenti
| Domenica 1 novembre: alle ore 19.30 momento di adorazione eucaristica meditato, animato dai ragazzi. Lunedì 2 novembre: Commemorazione di tutti i fedeli defunti. Alle ore 18.00 in parrocchia S. Messa per tutti i defunti della parrocchia, specialmente per quelli deceduti in quest’anno.
Alla sera alle ore 20.30 i giovani animeranno la tradizionale Veglia in S. Giusto.
Martedì 3 novembre: Solennità di S. Giusto, patrono della nostra città e diocesi. Alle ore 10.00 il nostro Vescovo presiederà una solenne Eucarestia con tutto il clero di Trieste, alla presenza delle autorità cittadine e del popolo di Dio. Siamo invitati.
| | Castagnata per tutti | 
| Domenica 1 novembre dopo la Messa delle ore 10.30 siete tutti invitati alla castagnata che si farà nel cortile della parrocchia. Ci sarà anche un buon vino. Facciamo festa in onore di tutti i Santi.
| San Giusto è il santo patrono della città e della diocesi di Trieste.
| S. Giusto era un cittadino romano di fede cristiana vissuto a cavallo tra il III e il IV secolo d.C. (durante le persecuzioni dei cristiani). Intorno al 2 novembre del 303 d.C., si rifiutò di abiurare il cristianesimo e di sacrificare agli dei pagani davanti al prefetto romano Manazio (o Mannaccio). Fu condannato a morte e gettato in mare nel golfo di Trieste con dei pesi di piombo legati alle mani e ai piedi.
Secondo la tradizione, i lacci si sciolsero e il corpo riemerse sulla spiaggia (vicino all'attuale Riva Grumula), dove venne recuperato dal sacerdote Sebastiano e dai fedeli. Le sue reliquie sono custodite sul Colle di San Giusto, all'interno della Cattedrale di San Giusto.
Alle ore 10.00 il Vescovo con tutto i sacerdoti della Diocesi celebra la santa Messa solenne in onore del nostro Patrono.
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FAR CELEBRARE UNA MESSA
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| La Messa è la più grande e bella preghiera che noi possiamo far celebrare ai sacerdoti per le nostre intenzioni. Si tratta di un atto di fede nella forza dell’offerta di Cristo al Padre. In ogni Messa noi offriamo le nostre intenzioni di preghiera, le nostre richieste, i nostri ringraziamenti nella preghiera perfetta di Cristo.
PERCHE’?
• Per dire grazie. Rendere grazie a Dio per un evento felice nella tua famiglia, una grazia ottenuta, un anniversario di nascita o di matrimonio ….
• Per un’intenzione particolare. Per la pace nel mondo, per un amico in difficoltà, per le vocazioni, per la società …
• Per una vicinanza. Chiedere l’aiuto a Dio di accompagnarci nei momenti importanti o difficili della nostra vita.
• Per i nostri defunti. Affidare i nostri cari defunti alla misericordia di Dio per l’intercessione della chiesa.
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AIUTATECI !
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| Due volte alla settimana distribuiamo generi alimentari per le famiglie o per le persone in difficoltà. I volontari della nostra S. Vincenzo vengono a contatto con tante realtà di sofferenza, di bisogno e spesso di solitudine ed emarginazione. Ma il più delle volte vengono richiesti generi alimentari per vivere. Aiutaci ad aiutare!
Necessitiamo di: - zucchero - riso - caffè
- tonno in scatola - legumi in scatola - passata di pomodoro
- olio di oliva - olio di semi - biscotti - detersivo per lavatrice - ammorbidente – shampoo – articoli per igiene personale.
Se vuoi contribuire porta in chiesa quanto il tuo cuore ti suggerisce. Grazie.
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